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Appalti, antimafia semplificata

Possibile stipulare il contratto di appalto anche prima che sia stata acquisita tutta la documentazione antimafia: le imprese autocertificheranno di essere in ordine. Ridotti da 45 a 30 i giorni entro i quali il prefetto deve rilasciare l’informazione e la comunicazione antimafia alla stazione appaltante.

Il prefetto stesso dovrà inviare all’impresa l’esito del controllo antimafia per email entro cinque giorni in modo che l’impresa possa fare velocemente ricorso. Le stazioni appaltanti non potranno più chiedere ai prefetti informative antimafia che riguardino i minori. Sono queste le principali novità che il governo intende apportare con il terzo decreto correttivo della legge 136/2010 portato ieri all’attenzione del Consiglio dei ministri.

Fra le novità contenute nello schema di decreto legislativo un primo intervento attiene all’ambito soggettivo di applicazione delle informazioni antimafia sui familiari residenti, che dovranno essere svolte soltanto nei confronti dei familiari maggiorenni, stante il fatto che i soggetti minorenni sono ritenuti in grado di non incidere né direttamente né indirettamente sulla gestione delle imprese. Per quel che attiene alle modalità di rilascio delle comunicazioni antimafia (provvedimento essenziale ai fini della stipula dei contratti pubblici e al rilascio di autorizzazioni e finanziamenti di importo inferiore a 150.000 euro), il testo stabilisce che la comunicazione sia acquisita direttamente dalle amministrazioni richiedenti, che potranno collegarsi autonomamente alla Banca dati; unica eccezione è rappresentata dal caso che il sistema informativo evidenzi cause ostative che, in questa ipotesi, devono essere accertate nella loro attualità dal prefetto che adotta il provvedimento finale (comunicazione liberatoria o interdittiva). Il testo prevede che a emettere la comunicazione sia il Prefetto della provincia dove l’impresa ha la sede legale o secondario con rappresentanza stabile; soltanto per le società estere, senza rappresentanza stabile, la competenza si stabilirà in base alla sede legale delle amministrazioni richiedenti. Nell’ipotesi di iscrizione nella banca dati di cause ostative (misure di prevenzione, condanna in appello) nei confronti dell’impresa, si riduce da 45 a 30 il termine entro il quale il prefetto è tenuto a verificare l’attualità dell’iscrizione di tali cause. Sempre per le comunicazioni antimafia, nel caso in cui – a causa della loro complessità – non risulti possibile concludere le verifiche entro il termine dei trenta giorni, si consente alle amministrazioni, previa autocertificazione dell’impresa attestante l’assenza di cause ostative, di stipulare il contratto (per esempio di appalto) o di rilasciare il provvedimento amministrativo richiesto dal soggetto privato. In questa ipotesi si prevede una condizione risolutiva espressa che scatta laddove il prefetto, alla conclusione delle verifiche, si sia espresso in termini interdittivi. Novità anche per le modalità di comunicazione dei provvedimenti: si stabilisce che il prefetto debba inviare la comunicazione antimafia entro un termine ragionevolmente breve (cinque giorni) e utilizzando anche la posta elettronica; così facendo sarà possibile anche accelerare il contenzioso evitando le impugnative «al buio», integrate da motivi aggiunti al ricorso presentato dall’impresa. Viene inoltre portata a 30 giorni anche la durata per il rilascio della informazione antimafia (anche in questo caso prorogabile fino a 45 giorni). Il decreto, «in casi di urgenza», consente poi alle amministrazioni di stipulare contratti immediatamente dopo l’attivazione della procedura di consultazione della banca dati della documentazione antimafia, senza quindi attendere il decorso dei 30 giorni, con ciò accelerando notevolmente l’iter. È anche prevista interconnessione della banca dati con l’anagrafe della popolazione residente, raffrontandoli con il Ced Inteforze previsto dalla legge 121/81, da realizzare con apposito regolamento. Infine si stabilisce che in caso di eventi che impediscano il funzionamento della banca dati si possa procedere in luogo della comunicazione antimafia, con autocertificazione.

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