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App Immuni al via in 4 regioni ma i test sierologici sono pochi

L’obiettivo è ancora molto lontano, e così la Croce Rossa ha prolungato di altri 10 giorni l’attività degli operatori che contattano i cittadini inseriti nell’indagine sierologica sulla circolazione del coronavirus. A due settimane dall’avvio della campagna sono infatti 42mila su 150mila le persone che hanno aderito, cioè il 28 per cento del campione. Meno di un terzo. Oggi quindi non parte solo uno degli strumenti considerati fondamentali per tenere sotto controllo l’epidemia, cioè la app Immuni che sarà completamente attiva per adesso in quattro regioni, ma riprendono anche le chiamate necessarie per scoprire quanto e dove ha colpito il virus.
I cittadini italiani non sembrano molto interessati a fare un’analisi gratuita per scoprire se il loro organismo ha incontrato l’agente responsabile della pandemia. In più sono diffidenti quando arrivano telefonate da numeri sconosciuti. La Croce Rossa sta faticando a reclutare i partecipanti allo studio del ministero alla Salute e di Istat. Fino a ieri sono state fatte circa 120mila chiamate delle 194mila previste (si è scelto di contattare un numero di persone più alto del campione prevedendo dei rifiuti) e appunto solo il 35 per cento dei contattati (42mila persone) ha detto di sì. Circa il 17 per cento ha detto di non voler partecipare e poi un po’ meno della metà non ha risposto oppure ha chiesto di essere ricontattato. Più volte si è fatto appello ai cittadini per spiegare che le chiamate che arrivano da numeri che iniziano con 06/5510 non sono pubblicitarie. Adesso verrà inviato anche un sms a tutte le persone selezionate per lo studio proprio per avvertirle dell’imminente telefonata e cercare di renderle più disponibili. A questo ritmo, ci vorrà ancora molto tempo per arrivare in fondo, cioè per concludere il primo giro di telefonate e poi richiamare tutti quelli che non hanno risposto e convincerli. E non è detto nemmeno che si raggiunga l’obiettivo dei 150mila test. In quel caso dovrà essere l’Istat a dire come fare, se cioè è comunque possibile fare l’analisi con un numero inferiore di partecipanti.
«Immuni è stata scaricata da 2 milioni di italiani», ha detto il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. La app per una settimana a partire da oggi sarà sperimentata in quattro regioni: Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia, poi in tutt’Italia. Avvertirà se entreremo in contatto con una persona positiva. «È uno strumento molto utile. Il tracciamento è una componente essenziale per questa fase», ha detto Arcuri.
Disponibile per essere scaricata da lunedì scorso, Immuni è stata al centro di polemiche per le icone sessite della mamma con il bimbo e del padre davanti al pc, poi cambiate, ed è stata attaccata perché non è compatibile con certi smartphone. In particolari quelli Huawei e Honor non riescono a scaricarla. Un problema che dovrebbe essere risolto a breve. Ieri mattina il Veneto, prima regione insieme alla Lombardia a essere colpita dall’epidemia, ha annunciato di essere arrivata a zero contagio e zero morti. Una bella notizia sulla quale nel pomeriggio c’è sta ta una marcia indietro: in realtà i dati delle 17 riferivano di 3 nuovi contagi (e zero decessi). Ma alle 18 la protezione civile ha annunciato 1 nuovo contagio e 6 decessi. Un piccolo giallo legato alle differenze nei criteri di calcolo tra regioni e Roma.
Ieri in Italia sono stati registrati 197 nuovi casi positivi, 125 dei quali in Lombardia. In 6 regioni ci sono stati zero casi. Sono stati eseguiti 49. 478 tamponi. Il numero totale dei casi sale così a 234.998. I decessi, con i 53 di ieri, sono in tutto 33.899. Nelle terapie intensive sono ricoverate 287 persone, 6 meno di sabato, nei reparti Covid ci sono invece 4.864 malati (138 meno di sabato). «Non vedo un problema Lombardia — ha detto il viceministro Pierpaolo Sileri — anzi vedo numeri in calo con terapie intensive vuote. L’Italia è aperta. I focolai possono essere ovunque e, nel caso, andranno prese misure di contenimento chirurgiche e mirate». In base al monitoraggio settimanale, ci sono 170 nuovi focolai in Italia, la gran parte in Lombardia.

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