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Apollo a Carige “Offerta non ostile creiamo insieme un polo bancario”

Il nuovo consiglio di amministrazione di Carige si insedierà oggi con al volante Guido Bastianini. E se non già oggi comunque a breve dovrà prendere in considerazione l’offerta che il fondo americano Apollo sta per mettergli sul tavolo. Acquisizione di tutto il portafoglio delle sofferenze, pari a 3,5 miliardi, per 695 milioni. E contestualmente un aumento di capitale per 550 milioni di cui 500 riservati allo stesso Apollo che in questo modo diventerebbe l’azionista di maggioranza assoluta della banca genovese. Insomma, un uno-due che risolverebbe tutti i problemi dell’istituto che da un paio d’anni è in seria difficoltà a causa di una gestione dissennata. Gli americani tengono a far sapere che la loro è una proposta amichevole e permetterebbe a Carige di entrare nella scena delle aggregazioni magari andando a vedere quelle “good bank” che Roberto Nicastro sta cercando di piazzare (Carife, Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti).
Dall’altra parte c’è la famiglia Malacalza, azionista con quasi il 18% di Carige, che dopo aver fatto piazza pulita del precedente consiglio si appresta a intervenire per ristrutturare una banca sofferente. Vorrebbe probabilmente avere un po’ di tempo a disposizione, magari un paio d’anni, in cui non si parli di aggregazioni ma soltanto di far tornare i conti. L’avvocato dei Malacalza in assemblea ha tenuto a sottolineare che sarà il nuovo cda a decidere sulla proposta avanzata da Apollo e che non c’è alcun disallineamento tra l’interesse del primo azionista con quello della banca. Entro la fine di maggio il nuovo management dovrà inoltre presentare il piano industriale e questo sarà scrutinato molto da vicino dalla Bce, che segue la vicenda con estremo interesse. E che in base alla direttiva Brrd (quella del bail in) ha diversi poteri di intervento, incluso quello di pretendere una alternativa valida e credibile nel caso un’offerta come quella di Apollo venisse scartata.
In realtà, da alcune indiscrezioni si percepisce che i Malacalza sarebbero anche disposti a trattare sulla cessione del portafoglio sofferenze, ma a prezzi più alti rispetto a quelli proposti da Apollo. Si fa notare che sul mercato vi sono tante realtà specializzate nel rilevare “Non performing loans” (Npl) per poi recuperare i crediti sottostanti. E dunque non si può escludere che vi possa essere una sorta di asta per tutti o una parte degli Npl della Carige, in modo da individuare il migliore offerente. I Malacalza, invece, sono poco propensi a varare un aumento di capitale riservato poichè ciò significherebbe una forte diluizione della propria quota e una loro marginalizzazione nel processo decisionale. Un aumento di capitale in opzione, invece, è un tema su cui la discussione si può aprire e ciò permetterebbe alla famiglia Malacalza di mantenere il proprio 18% e forse anche incrementarlo. Dunque la partita sulla ristrutturazione della Carige sembra ancora all’inizio e l’offerta di Apollo ha avuto il pregio di smuovere le acque e di costringere il cda a prendere decisioni veloci nell’interesse della banca.

Giovanni Pons

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