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Apertura della Bce “Serve la bad bank per i crediti difficili”

MILANO.
Giornata milanese per Danièle Nouy, per un convegno all’Università Cattolica che ha fatto il bilancio di un anno di vigilanza unica e per incontrare i primi banchieri nazionali, con cui il presidente francese della vigilanza unica ha parlato di credito e dei processi “Srep” valutativi 2015, in rifinitura.
«Le esposizioni deteriorate rappresentano ancora una seria sfida sul piano prudenziale in alcuni paesi, inclusa Italia – ha detto Nouy -. Dobbiamo usare tutti i possibili strumenti e spero che anche una struttura tipo bad bank possa andare in porto». Il governo cerca da un anno di trovare una soluzione per ripulire i libri bancari da 200 miliardi di euro di crediti in mora; ma non ha mai ottenuto un via libera da Bruxelles, che ha scorto in ogni ipotesi italiana l’ombra dell’aiuto di Stato. Ma le trattative con l’Ue proseguono. Intanto il governo e il sistema bancario hanno istradato il salvataggio di quattro piccoli gruppi – Cassa Marche, Cariferrara, Carichieti, Etruria – scaricando su un veicolo privato 8,5 miliardi di sofferenze: e non è detto che questo si possa rivelare il nucleo per una pulizia creditizia più ampia. Gli altri attivi delle banche salvate (non direttamente vigilati a Francoforte, che però ha conferito la licenza alle loro “nuove” insegne) saranno pedine per il consolidamento in avvio nel settore.
«Le banche italiane devono migliorare la redditività – ha detto Nouy -, debole come in molti paesi. E devono occuparsi del tema della governance, che in Europa è rimasta indietro». Sul frammentato contesto nostrano ha aggiunto: «La diversità è un valore, ma ogni categoria di banche deve avere un modello di business sostenibile». Con la leader della vigilanza europea c’era Fabio Panetta, vice dg di Bankitalia e membro italiano del board Ssm, che ha ribadito che «la difesa della stabilità finanziaria non può fondarsi unicamente sul capitale bancario», e auspicato «uno stretto coordinamento tra le diverse politiche micro e macroprudenziali e il raccordo con l’intonazione della politica monetaria ».
Tra chi si coordina c’è l’Eba, Autorità bancaria europea che per l’Ue coadiuva il controllo delle banche continentali. E in vista degli stress test 2016, ieri ha diffuso il monitoraggio sui dati 2015 di 109 banche europee, da cui emerge che le maggiori italiane sono penultime per redditività (davanti a Cipro) e hanno il triplo di sofferenze della media Ue. Quanto al patrimonio, l’autorità di Londra ha preso atto del miglioramento delle italiane, ma a giugno 2015 la loro capitalizzazione media (Cet1) resta tra le più basse: l’11,5% in media, contro una media Ue del 12,5%. L’Eba ha anche rilevato l’esposizione bancaria al rischio sovrano: «Malgrado un graduale miglioramento emerso dai dati di giugno è ancora rilevante la preferenza accordata all’esposizione sovrana domestica». Due le cause riscontrate dall’autorità presieduta da Andrea Enria: l’avversione al rischio dei paesi periferici da parte degli investitori stranieri e la «prominente posizione» dei sistemi finanziari domestici nel comprare titoli di Stato. L’Italia è tra i paesi dove questa autarchia è maggiore: le 109 banche esaminate detengono a giugno posizioni nette sul debito italiano per 370,17 miliardi, di cui un 67% era nei forzieri delle italiane, contro un 51% della media Ue (ma Germania, Olanda, Spagna e Gran Bretagna fanno peggio).
Ieri la Commissione Ue ha confermato che proporrà un tetto agli investimenti bancari nel debito sovrano. A inizio novembre proprio Nouy propose che ogni banca non vi investisse oltre il 25% del capitale: ma trovò la bocciatura del vicepresidente della Bce Vitor Constancio. «Finché le banche hanno in pancia tanti titoli di Stato nazionali, un’assicurazione comune significherebbe mutualizzare la crisi dei debiti sovrani », ha detto a riguardo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank tornato ad attaccare il sistema di garanzia comune dei depositi bancari nell’Eurozona, uno dei tre pilastri dell’Unione bancaria. Eppure proprio ieri, a Strasburgo, la Commissione ha presentato lo schema per giungere al sistema di garanzie europeo, che scatta tra due anni e in tre fasi, con molta e comprensibile gradualità date le polemiche, nel 2024 dovrebbe riunire gli attuali fondi nazionali sui depositi fino a 100mila euro in un solo forziere.
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