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Aperti subito export, cantieri e commercio all’ingrosso

Roma – La riapertura step by step è già cominciata. Da ieri tutte le aziende legate all’export e quindi tutta la filiera della moda e dell’arredo, dell’automotive e della nautica fino al metallurgico e agli articoli in gomma e materie plastiche possono tornare in produzione, oltre a quelli che già lo sono, tra cui farmaceutico e agroalimentare. Via libera anche ai cantieri per lavori finalizzati a frenare il dissesto idrogeologico o per edilizia sanitaria, scolastica, popolare e carceraria. Ma non è finita. In vista della riapertura del 4 maggio sarà possibile fin da ora provvedere ai lavori necessari per ottimizzare la ripresa dell’attività. Ripartiranno perciò anche i settori del commercio all’ingrosso funzionali alle produzioni per l’export e all’edilizia. È la prova generale di quanto accadrà tra una settimana, quando «dal 4 maggio – ha ricordato ieri il premier Giuseppe Conte – rientreranno 4,5 milioni di lavoratori». Ma questo significa – ha aggiunto il presidente del Consiglio – «che ci sarà un flusso significativo che creerà nuove occasioni di contagio». Ecco perché, come ha ribadito anche il capo della task force per la fase 2 Vittorio Colao, «bisogna ripartire con decisione ma in sicurezza». Per questo serve – ha insistito l’ex Ad di Vodafone – «una uniformità su scala nazionale nella gestione di informazione e dati sul rischio medico sanitario e una tempestiva condivisione tra Regioni e Comitato tecnico scientifico». I numeri anche ieri confermano la discesa della diffusione del contagio (+1.739 ovvero 655 in meno rispetto a domenica) mentre i decessi sono stati 333, in aumento di 73 unità.

Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, o meglio nelle prossime settimane. Il D-day in realtà è gia scattato da ieri. Una parte importante di quei 4,5 milioni di lavoratori coinvolti dalla fine del lockdown il 4 maggio anticiperà, come si è detto, il rientro in questi giorni. È questo il risultato non solo delle norme contenute nel nuovo Dpcm ma anche della interpretazione estensiva del vecchio decreto. In una lettera inviata domenica (lo stesso giorno di approvazione del Dpcm)alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, i suo colleghi della Salute, Roberto Speranza, dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, e del Lavoro, Nunzia Catalfo chiariscono che per aziende «strategiche» e quindi autorizzate ad aprire i cancelli nell’attesa del via libera prefettizio, rientrano anche quelle «orientate in modo prevalente alle esportazioni» e dunque a forte rischio di perdere quote di mercato così come altrettanto «strategiche» sono anche le imprese di costruzioni impegnate in cantieri «volti a scongiurare il rischio di dissesto idrogeologico» oltre a quelli dell’edilizia pubblica. Ovviamente la condizione primaria è il rispetto dei protocolli di sicurezza sottoscritti dalle parti sociali e rafforzati ulteriormente la scorsa settimana.

La decisione di anticipare l’apertura della filiera dell’export e di parte delle costruzioni accoglie quindi le richieste presentate alla Cabina di regia dal presidente della conferenza delle Regioni, il Governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Il rapporto tra l’esecutivo e i governatori resta però teso e sono numerose le prese d’iniziativa autonome. In prima fila ancora una volta il presidente del Veneto Luca Zaia: «Il lockdown, la chiusura totale, non esiste più», ha detto annunciando l’ordinanza che dalle 18 di ieri consente ai veneti l’attività all’aria aperta anche distante dall’abitazione, che invece nel resto d’Italia il Dpcm fa scattare dal 4 maggio. Così come gli spostamenti, da oggi, verso le seconde case o imbarcazioni per provvedere ai lavori di manutenzione. Ma critiche al Decreto per aver mantenuto troppi divieti sono arrivate anche dalla Liguria, che con il presidente Giovanni Toti si dice pronta a misure autonome e dalle regioni meno colpite, come Umbria e Sardegna, che ritengono di essere state penalizzate perché il provvedimento del Presidente del Consiglio «lascia intravedere una incisività solo dove esistono grandi attività industriali e quindi al Nord».

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