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Antonveneta, condanna definitiva per Fazio

MILANO — È definitiva. Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia, è stata condannato a due anni e mezzo. La Cassazione lo ha ritenuto colpevole per aver concorso nel manipolare il mercato a favore della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. A lui nelle sentenze di primo e secondo grado era già stato affibbiato il ruolo di regista occulto dell’operazione che mirava a portare l’istituto padovano sotto il controllo della banca lodigiana, strappandolo di fatto agli olandesi di Abn Amro che ne erano non solo azionisti, ma anche candidati all’acquisizione dell’intero capitale. Per difendere «l’italianità del sistema bancario italiano», Fazio «provocò una profonda lacerazione in una delle massime istituzioni del Paese», avevano scritto i giudici nelle motivazioni. «Il governatore andò ben al di là del riserbo che avrebbe dovuto accompagnare la sua funzione istituzionale per trasformarsi in un amico che condividendo l’ansia del destinatario di una decisione così importante lo rassicura subito del successo ottenuto ». Il riferimento è alla telefonata che il governatore fece all’“amico” Fiorani per comunicargli la decisione appena presa, ovvero che la Banca d’Italia gli avrebbe dato il via libera alla scalata, un appoggio che Fiorani ricambiò prontamente con un nemmeno tanto simbolico bacio in fronte.
Il giudizio della Cassazione ha colpito non solo l’ex governatore ma anche Fiorani, al quale è stata confermata la pena di un anno, mentre a un anno e otto mesi sono stati condannati gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti. Stesse condanne ricevute in Appello per l’immobiliarista Luigi Zunino (un anno e mezzo) e per il fiduciario svizzero Francesco Ghioldi (4 anni e 3 mesi), accusato solo per riciclaggio a differenza degli altri imputati che rispondevano a vario titolo di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e appropriazione indebita. Il 28 maggio scorso, i giudici di secondo grado avevano ridotto le pene (per Fazio da quattro a due anni e mezzo) di tutti i principali imputati e avevano invece assolto «per non aver commesso il fatto» il senatore Luigi Grillo, considerato dai pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, il collegamento con la politica (in primo grado era stato condannato a due anni e otto mesi per le accuse di aggiotaggio e appropriazione indebita). Assolti anche gli altri imputati, lodigiani e bresciani con i conti presso la Popolare di Lodi accusati di aver comprato azioni Antonveneta per Fiorani.
Durante l’udienza di ieri, il procuratore generale presso la Cassazione, Oscar Cedrangolo, aveva sollecitato i giudici della seconda sezione penale all’annullamento delle sentenze del Tribunale milanese per incompetenza territoriale, un’eccezione sulla quale si erano già pronunciati, rigettandola, ben quattro giudici (Clementina Forleo, Luigi Varanelli, Gabriella Manfrin e Luigi Cerqua). Secondo la procura generale, che accoglieva la tesi della difesa, il reato si consumava a Lodi nel momento in cui Fiorani e gli altri realizzavano le false comunicazioni. I giudici della seconda sezione della Cassazione, presieduta da Antonio Esposito (relatrice Margherita Taddei) hanno accolto, invece, la tesi del primo e secondo grado, secondo cui il reato avveniva con l’immissione telematica delle comunicazioni alla Borsa di Milano. Le stesse motivazioni sono state ritenute valide per l’aggiotaggio: per il pg e la difesa conta il momento in cui i titoli vengono registrati a nome di chi li acquista (Lodi) per il Tribunale e l’Appello, invece, il momento in cui i titoli vengono registrati e immessi nel dossier. L’eventuale decisione di spedire gli atti a Lodi avrebbe messo una pietra tombale sul processo, la cui prescrizione era prevista per il prossimo 12 dicembre.

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