Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Antitrust: troppi danni dal capitalismo relazionale

L’Italia può risalire la china, ma non sarà sufficiente imbrigliare i parametri economici come obbliga l’Europa. Non basteranno le prime vere riforme istituzionali promesse dal governo Renzi. E poco potrà fare lo storico e provvidenziale contributo di quel tessuto di imprese votate da sempre all’innovazione ma anche alla lotta quotidiana contro la nota burocrazia italiana. Nella sua relazione annuale il presidente dell’Autorità Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ammonisce: serve ben altro. Occorre rimediare a mali pericolosamente consolidati. Quelli che derivano dal «capitalismo di relazione».

Capitalismo di relazione: ecco l’impalpabile mostro trasversale che «danneggia la parte vitale e competitiva dell’economia» favorendo «l’espansione di una spesa pubblica improduttiva e inefficiente» troppo spesso «diretta a soddisfare gli interessi particolaristici delle lobbies e dei cacciatori di rendite». Un atteggiamento, un insieme di regole non scritte ma ben consolidate che «si basa sui privilegi, piuttosto che sui meriti, aggrava le diseguaglianze, rende la società chiusa, statica, poco aperta alla concorrenza e all’innovazione». E così uccide quella parte buona della società e della struttura produttiva che invece, nonostante tutto, sorregge il paese.
Ecco perché l’impegno dell’Antitrust «si è concentrato, e continuerà a concentrarsi – ammonisce Pitruzzella nelle sale della Camera dei Deputati – su quei settori in cui più forte è stata la presa del capitalismo di relazione e nei quali da una corretta dinamica concorrenziale c’è da attendersi una spinta alla competitività ed alla crescita». Gli stessi settori nel mirino, peraltro, della Commissione europea: energia, trasporti, servizi, comunicazioni elettroniche, commercio online e servizi finanziari.
Sfida possibile? Sì. Ma occorre innanzitutto concentrarsi sui mali più eclatanti. Ad esempio sulla metodologia delle tanto evocate privatizzazioni, così mal concepire e gestite all’inizio della loro stagione. Oppure il sistema del credito e quello delle assicurazioni.
Nella privatizzazione delle imprese pubbliche non si devono sottovalutare «i rischi connessi all’eventualità che la dismissione si risolva nella semplice sostituzione dell’attuale monopolio pubblico con un monopolio privato, compromettendo così la possibilità di evoluzione concorrenziale dei mercati interessati». Nel frattempo «occorre procedere ad un’opera di riordino radicale delle società pubbliche, prevedendo dismissioni o comunque l’impossibilità di rinnovare gli affidamenti per quelle società che registrano perdite o forniscono beni e servizi a prezzi superiori a quelli di mercato», perché vanno aperti «spazi alla concorrenza in quegli ambiti in cui non trova giustificazione tecnica il mantenimento di diritti di esclusiva».
Il credito? Settore ancora largamente imperfetto. Dove «va realizzato un rafforzamento della separazione tra fondazione e banca conferitaria, estendendo il divieto di detenere partecipazioni di controllo in società bancarie anche ai casi in cui il controllo è esercitato, di fatto, congiuntamente ad altri azionisti». E guai a non dare seguito agli altolà lanciati da anni verso le assicurazioni, dove è «ormai necessario un intervento di riforma per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di auto e moto» dove «i prezzi per le polizze pagati dai consumatori sono tra i più alti d’Europa e la mobilità degli assicurati da una compagnia all’altra è particolarmente bassa». Sarà questo – annuncia il presidente Antitrust – uno dei temi forti che saranno sollevati nella prossima segnalazione per la formazione della prossima legge annuale sulla concorrenza.
Accelerare, anche con una più stretta collaborazione con le altre istituzioni e con le commissioni parlamentari. Altrimenti non basterà certo l’opera di censura dell’Antitrust a colpi di multe, che mostra cifre non indifferenti: dall’inizio dello scorso anno l’Antitrust ha irrogato sanzioni per quasi 315 milioni di euro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa