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Antitrust, rischi di monopoli online

Innovazione, new economy e digitale. Sono le nuove frontiere lungo le quali si sta spostando la vigilanza antitrust per garantire che nuove tecnologie e piattaforme commerciali web non creino nuovi monopolisti a discapito della concorrenza e a vantaggio della disuguaglianza sociale. Disuguaglianze che secondo il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, che ieri ha presentato in Senato la sua relazione annuale, sono all’origine delle recenti crisi del mondo sviluppato.
Pitruzzella ha puntato l’attenzione sulla dimensione globale dei nuovi interlocutori sui quali l’Autorità deve vigilare nelle sconfinate e poco regolate praterie di internet. Ad esempio, giganti del web come Booking.com, che costringeva gli albergatori a fare solo attraverso i suoi canali le migliori offerte via web, e che l’Antitrust italiano ha portato ad assumere impegni e aprire quella fetta di mercato. O dell’e-commerce come Amazon, che attraverso la moral suasion è stata costretta ad assicurare maggiore correttezza delle informazioni prima che siano conclusi i contratti di vendita. Solo nel comparto dell’e-commerce l’Autorità nel 2015 ha avviato 14 procedimenti, di cui 11 si sono conclusi con l’erogazione di una sanzione.
«La tendenza nei mercati digitali è verso la creazione di nuovi monopoli – ha detto Pitruzzella – perchè l’innovatore di successo può sfruttare i vantaggi derivanti dalle economie di scala, dalle esternalità di rete, dalla possibilità di conquistare consumatori in una dimensione globale». C’è il rischio, ha aggiunto, «che utilizzino il loro potere di mercato per impedire che altri innovino oppure per sfruttare il consumatore». Pitruzzella ha parlato poi di «innovazione distruttiva» che anima i mercati digitali e che coglie di sorpresa gli operatori incumbent tradizionali dei vari settori. Il caso di scuola è la sharing economy «dove assistiamo ai conflitti tra piattaforme Uber o Airbnb, da una parte, e i tassisti e gli albergatori dall’altra. In questi casi, secondo il presidente dell’Antitrust, non si può pensare di applicare «regole esistenti per i servizi tradizionali senza uccidere i nuovi modelli di business». Va pensata, invece, «una regolazione leggera, ispirata al principio di proporzionalità, in modo da introdurre solamente le regole strettamente necessarie a tutela di fondamentali interessi pubblici, per esempio l’incolumità del passeggero». Tra le nuove frontiere quella della banda ultralarga, sulla quale l’Antitrust aveva già condotto un’indagine conoscitiva e ora viene chiamata a svolgere un ruolo consultivo sui bandi per la gare nelle aree C e D a fallimento di mercato (vedi altro articolo in pagina). Il bilancio dell’attività dell’Autorità nel periodo gennaio 2015-giugno 2016 vede un’esplosione del controvalore delle sanzioni comminate, che sale a 433 milioni contro 286 milioni del periodo gennaio 2014-giugno 2015, con un incremento del 137 per cento. «Una rigorosa politica sanzionatoria ha costituito il tratto qualificante dell’azione svolta nel corso dell’anno, in continuità e coerenza, peraltro, con quanto ripetutamente indicato dall’Autorità in merito ai propri obiettivi», si legge nel documento che accompagna l’intervento del presidente.
Nonostante le nuove frontiere verso le quali è stata estesa la vigilanza, l’Autorità non ha comunque allentato la presa sui settori più tradizionali. Il fenomeno che desta maggiore interesse negli ultimi tempi, ad esempio, «la collusione in occasione di gare pubbliche, che in linea con un trend emerso già da alcuni anni, ha costituito l’oggetto di otto istruttorie ed ha interessato le commesse pubbliche più varie», si legge sempre nel volume di approfondimento. In questo settore, ha ricordato Pitruzella, l’Autorità si avvale «dell’intensa e proficua collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione». Laddove l’Antitrust interviene, ha spiegato, ottiene di ridurre «i costi che gravano sui bilanci per determinati servizi».
Tra i numerosi interventi a tutela dei consumatori, il presidente ha ricordato «i casi più odiosi di pratiche commerciali scorrette, che riguardano la fornitura di beni essenziali». Tra questi, rilievo assumono quelli «svolti con riguardo alle imprese erogatrici del servizio idrico e dei servizi dell’energia elettrica e del gas» nelle fasi di accertamento, verifica dei consumi e fatturazione. Pitruzzella si è soffermato sul Ddl concorrenza – che giace da lungo tempo in Parlamento e che contiene «ancora rilevanti norme proconcorrenziali, come la liberalizzazione del mercato retail dell’energia» – auspicando «una rapida approvazione». E ha espresso soddisfazione per la “riforma Madia” che è «in piena sintonia con molti dei suggerimento dell’Antitrust».

Laura Serafini

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