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Antitrust più forte

di Ignazio Marino 

La riforma delle professioni passa anche per il rafforzamento del ruolo di intervento dell'Antitrust. È una delle misure aggiuntive a quelle inserite nella legge 148/2011 (manovra di ferragosto), nella parte in cui si assegna la delega al governo a riformare il settore entro 12 mesi, che potrebbe vedere prossimamente la luce. L'intenzione di procedere su questo versante, infatti, è contenuta nel documento che il premier Mario Monti ha illustrato all'Ecofin il 29 novembre. Intanto cresce l'attesa fra i rappresentanti di categoria, divisi fra cauto ottimismo e timore per le prossime mosse dell'esecutivo. «Concertazione» è la richiesta dei presidenti degli ordini che si sono incontrati ieri nel corso della prima giornata del Salone della giustizia a Roma. A cominciare da Marina Calderone, numero uno del Comitato unitario delle professioni e dei consulenti del lavoro, che ha inviato una richiesta di incontro a Monti. «Siamo pronti a fare la nostra parte», ha detto, «per il bene del paese ma siamo pronti anche ad attivarci per difendere un patrimonio che appartiene non solo agli iscritti agli ordini, ma soprattutto ai cittadini che quando si rivolgono a un professionista lo fanno perché ritengono che sia affidabile». Sulla stessa linea Andrea Bonechi, delegato del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, che si è detto pronto a ragionare con i ministeri competenti per rivedere le regole sulle professioni. A cominciare da quelle più recenti come sulle società tra professionisti aperte ai soci di capitali. «Bisogna correggere quella norma», ha sottolineato, «per questo abbiamo formulato delle modifiche che con un po' di buon senso potranno migliorare l'impianto delle società». Non teme colpi di mano Paolo Setti, vicepresidente del Consiglio nazionale del notariato, perché, dice, «siamo pubblici ufficiali e il nostro numero di iscritti non è chiuso ma programmato dallo stato. Tuteliamo la fede pubblica e non credo sia possibile immaginare un sistema che dall'oggi al domani venga totalmente liberalizzato e aperto a chiunque». Chi non si fida di questo esecutivo è Maurizio de Tilla, numero uno dell'organismo unitario dell'avvocatura. «Vogliono attaccare le riserve dei notai e degli avvocati. E noi siamo pronti a convocare un congresso straordinario per difendere le professioni. Per questo motivo l'Oua ha già deliberato di impugnare la legge di stabilità e il suo regolamento attuativo perché con un regolamento non si può intervenire sulla materia. Serve una legge ordinaria». C'è attesa anche sul fronte previdenziale, vista l'intenzione di estendere il metodo contributivo a tutti. «Non sappiamo», ha commentato Andrea Camporese, presidente dell'associazione che rappresenta tutte le casse, «se la misura ci riguarda e quindi restiamo in attesa. Dalla nostra parte abbiamo una legge che in cambio della sostenibilità a 30 anni ci dà la possibilità di determinare il sistema di calcolo più opportuno. Questo non vuol dire ovviamente che il governo non farà questa riforma, ma aspettiamo di vedere delle norme che fino ad oggi sono state solo annunciate».

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