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Antitrust, multa da 183 milioni al «cartello» Roche-Novartis

Le due Big Pharma svizzere Novartis e Roche sono state sanzionate dall’Antitrust italiana a una multa record rispettivamente di 92 e di 90,5 milioni di euro. L’accusa: avrebbero ostacolato illecitamente la diffusione di un farmaco molto economico (Avastin), nato contro il cancro, per la cura della degenerazione maculare senile e di altre gravi malattie agli occhi, a tutto vantaggio di un prodotto molto più costoso (Lucentis), «differenziando artificiosamente i due prodotti». Un cartello che secondo il Garante del mercato avrebbe procurato maggiori spese al servizio sanitario pubblico di 45 milioni solo nel 2012, con possibili costi futuri in più per 600 milioni.
Secca e immediata la replica delle due aziende, che hanno entrambe annunciato ricorso al Tar: accuse infondate, nessun cartello, massimo rispetto nel loro comportamento alla tutela della sicurezza dei pazienti, che il farmaco più costoso e specifico garantirebbe, a differenza di quello meno caro, nato per altre indicazioni. Tutto questo, mentre la comunità scientifica si spacca e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, annuncia che sulla sicurezza dell’Avastin – che l’Aifa (l’Authority del farmaco) ha escluso dalla rimborsabilità nell’ottobre del 2012 proprio per ragioni di sicurezza – è in corso un supplemento d’esame del Consiglio superiore di sanità.
Secondo la documentazione acquisita dall’Antitrust, le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, avrebbero concertato dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando le scelte dei medici e dei servizi sanitari. Avastin è stato registrato per la cura del cancro ma dalla metà degli anni Duemila è stato utilizzato in tutto il mondo anche per la cura di patologie vascolari oculari molto diffuse. Lucentis è invece un farmaco basato su una molecola «in tutto simile» a quella di Avastin, ma è stato appositamente registrato (da Genentech negli USA e da Novartis nel resto del mondo) per le patologie della vista fino a quel momento curate con Avastin. La differenza di costo per singola iniezione è macroscopica: Avastin costa al massimo 81 euro, Lucentis circa 900, ma ha sfiorato anche i 1.700 euro.
Secondo l’Authority guidata da Giovanni Pitruzzella, per evitare che le applicazioni del più risparmioso Avastin ostacolassero lo sviluppo commerciale del Lucentis, le due aziende avrebbero «posto in essere una complessa strategia collusiva, volta a ingenerare tra i medici curanti e più in generale nel pubblico timori sulla sicurezza del primo». Attività che sarebbero proseguite e anzi si sarebbero «intensificate» dal momento in cui «una serie sempre maggiore di studi comparativi indipendenti, e pertanto non controllabili dalle imprese, è definitivamente emersa l’equivalenza dei due farmaci».
Ma l’Antitrust rincara la dose, spiegando che «le condotte delle due imprese trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis»: Roche avrebbe avuto interesse a far crescere le vendite di Lucentis perché attraverso la controllata Genentech, che ha sviluppato entrambi i farmaci, ottiene rilevanti royalties da Novartis. Che a sua volta detiene una partecipazione in Roche superiore al 30%.
«Respingiamo in maniera decisa le accuse di pratiche anti-concorrenziali», la replica di Novartis che annuncia un immediato ricorso al Tar. Chiamandosi fuori dalla decisione (di Roche) di non richiedere per Avastin l’immissione in commercio a uso oftalmico. E aggiungendo che i rischi di un uso off label di un farmaco possono compromettere la sicurezza dei pazienti. Sulla stessa falsariga Roche, che respinge tutte le accuse e nega alcun cartello, confermando di essere pronta a ricorrere. «Avastin – afferma – non è prodotto, né è mai stato approvato dalla autorità internazionali e nazionale, per uso oftalmico, e in Italia è registrato nel trattamento del tumore al colon retto, all’ovaio, al rene e al polmone».
Intanto la comunità scientifica si spacca: la società oftalmologica promuove l’Antitrust, quella di retinologia nega l’equivalenza dei due farmaci. I consumatori invitano il Governo a chiedere i danni. E l’Aifa definisce «storica» la decisione dell’Antitrust davanti a un tema cruciale in tutto il mondo come quello dell’uso off label dei farmaci: per dire però che, al di là dei costi, privilegerà sempre la sicurezza dei pazienti.

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