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Antitrust Italia ancora chiusa Ecco il decalogo per ripartire

Meno concorrenza, mercato più chiuso. Altro che crescita, si va all’indietro. È questa la diagnosi sull’economia italiana dell’Antitrust, che denuncia rallentamenti nelle liberalizzazioni e propone una sorta di decalogo per ripartire. Sono una decina di riforme a costo zero, che l’Autorità per la concorrenza ha elencato in un documento per Corriere Economia. 
Ecco i settori in emergenza e i rimedi (vedi scheda): Assicurazioni e Banche (più mobilità dei clienti, giù i costi); Comunicazioni (si parta davvero con l’Agenda digitale, per eliminare il divario sulla banda larga); Distribuzione di carburanti (più self-service agli ipermercati, vendita di prodotti diversi dalla benzina); Energia elettrica e gas (via alle gare sul gas, meno burocrazia per la costruzione delle reti); Farmacie (in numero minimo, anziché massimo, per attrarre nuovi entranti); Aeroporti e porti (gare sulle aree commerciali, meno enti locali nella gestione).
E ancora. Sanità (più controllo e regole centrali, meno potere alle Asl, informazioni accessibili perché i cittadini possano scegliere l’ospedale migliore); Poste (avanti con la privatizzazione, separazione del BancoPosta); Trasporto locale (più gare negli affidamenti), Società pubbliche (obbligo di dismettere quelle in rosso). Denominatore comune di questi settori: scarsa innovazione, pochi vantaggi per i clienti
Il governo
La denuncia era già contenuta nella Segnalazione per la Legge annuale sulla concorrenza, che l’Authority ha inviato in luglio al governo. È dal 2009 che l’Antitrust deve seguire questa procedura, ma finora i suoi consigli non sono stati tradotti in norme dagli esecutivi, come vorrebbe la legge. Ora però il ministero dello Sviluppo vi sta lavorando, si apprende. È atteso entro novembre un disegno di legge che recepisca le indicazioni.
L’ammissione implicita è che la legge Monti sulle liberalizzazioni del 2012 ha cambiato poco o nulla (tranne sulle professioni). Conferma l’allarme l’Istituto Bruno Leoni, che sta lavorando all’Indice delle liberalizzazioni 2014 e non si attende variazioni di rilievo rispetto all’anno scorso, quando con voto 28 su 100 l’Italia risultava il Paese meno concorrenziale d’Europa. L’eccezione era su treni e aerei: «Uno dei casi più riusciti di concorrenza in Italia è l’alta velocità ferroviaria», dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo. La contesa (difficile) Fs-Ntv.
In testa all’elenco della scarsa concorrenza, per l’Antitrust, restano ora assicurazioni e banche e l’accusa è chiara: scarsa mobilità della clientela. Cambiare conto corrente o polizza resta difficile. Per le prime, la proposta è «riprendere il percorso di riforma dell’Rc auto, contenuto nel disegno di legge varato a febbraio», scrive l’Authority. La strategia: lotta alle frodi per ridurre i prezzi. Dunque, sconti a chi fa ricorso a medici convenzionati con le compagnie o installa la scatola nera sul cruscotto (l’incentivo attuale non funziona). E divieto di alzare il bonus-malus a chi cambia assicuratore.
Sulle banche, si chiede un tetto di 15 giorni per spostare un conto corrente, più trasparenza sui prodotti con motori di confronto indipendenti, il divieto di assumere posizioni di controllo, «anche di fatto e con altri azionisti», per le fondazioni. «Sui tempi di trasferibilità dei conti c’è una direttiva in fase di definizione a Bruxelles — replica Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi —. Adeguiamoci a quel che dirà l’Europa. Siamo nell mondo dell’Unione bancaria, tutti devono avere le stesse regole».
Sulle comunicazioni, invece, altro settore cruciale, l’invito è a «procedere speditamente» con la banda larga e l’Agenda digitale: non solo perché il settore «influisce largamente sul rilancio dell’economia», ma anche per democrazia: va «garantito il rispetto del principio di non discriminazione nell’accesso alle infrastrutture essenziali». Internet per tutti. Il tutto mentre venerdì Joachin Almunia interveniva a Roma, all’European Competition Day, senza sciogliere le riserve dell’Ue sull’unione Alitalia-Ethiad: «Non sappiamo ancora quanto tempo ci vorrà per decidere», ha detto il commissario Ue alla Concorrenza.
Le sanzioni
Intanto, le multe alle imprese che violano la concorrenza salgono. Da gennaio a settembre l’Authority ha comminato sanzioni, su questo, per 185,4 milioni. È il 64% in più rispetto all’intero 2013, il triplo del 2012. Gran parte (182,6 milioni, il 98,5%) riguarda agroalimentare, farmaceutica e trasporti. Incide, però, la maximulta da 180 milioni a Roche e Novartis, per l’intesa sul farmaco Lucentis. L’1% è in Energia e industria di base, lo 0,5% nel Manifatturiero e servizi.
Niente multe, finora, alle comunicazioni, che l’anno scorso, però, avevano fatto il pieno (103,8 milioni). Né alle banche, le cui ultime sanzioni di rilievo risalgono al 2011 (52,9 milioni) e che, però, sono in testa alla lista critica dell’Antitrust .
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