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Antitrust, faro sugli archivi online

L’Antitrust italiano vuole vederci chiaro sui servizi di archiviazione online di Google, Apple e Dropbox. L’autorità presieduta da Roberto Rustichelli ha infatti aperto sei istruttorie, due per ciascuna di queste società, per pratiche commerciali scorrette da una parte e clausole vessatorie nelle condizioni contrattuali dall’altra, relative principalmente al trattamento dei dati dei consumatori che ne fanno uso e alle responsabilità di questi fornitori sui documenti, le foto e gli altri tipi di file salvati dagli utenti.

I tre servizi di cloud computing sono fra i maggiori per numero di utilizzatori, in particolare Dropbox e Google Drive, mentre l’iCloud di Apple ha una quota minore perché legato principalmente ai possessori dei dispositivi della mela. Secondo l’antitrust, Google e Apple non avrebbero dato indicazioni (o le avrebbero date in maniera inadeguata), sulla raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’utente nel momento della presentazione del servizio. Nella nota diffusa ieri si parla inoltre di un «possibile indebito condizionamento nei confronti dei consumatori che, per utilizzare il servizio di cloud storage, non sarebbero in condizione di esprimere all’operatore il consenso alla raccolta e all’utilizzo a fini commerciali delle informazioni che li riguardano». Stessi motivi che riguardano anche il provvedimento su Dropbox, il servizio nato prima rispetto ai concorrenti e per questo molto diffuso, a cui si contesta però anche il rilievo di non fornire in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni sulle condizioni, sui termini e sulle procedure per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento.

Ci sono poi i tre procedimenti per clausole vessatorie, sui quali sono state aperte altrettante consultazioni per 30 giorni con la possibilità di partecipazione per associazioni dei professionisti e dei consumatori. Le clausole riguardano, fra le altre cose, l’ampia facoltà da parte di Google, Apple e Dropbox di sospendere e interrompere il servizio e soprattutto l’esonero di responsabilità anche in caso di perdita dei documenti conservati sullo spazio cloud dell’utente.

Fra i termini di Google, per esempio, si legge che la società «non sarà responsabile per alcuna perdita, a meno che quest’ultima non sia stata causata da una violazione dei presenti termini e dei termini aggiuntivi specifici dei servizi», mentre Apple «non dichiara né garantisce che il servizio sarà esente da perdite, alterazioni, attacchi, virus, interferenze, pirateria informatica o altre intrusioni nella sicurezza» e «declina ogni responsabilità relativa alle stesse».

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