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Antitrust europeo all’attacco delle fabbriche dei derivati

Si allarga l’inchiesta dell’Antitrust europea sui derivati. Nel mirino adesso è finita la Isda, la International Swaps and Derivates Association, l’organizzazione che raggruppa le istituzioni finanziarie attive sul mercato dei derivati over-the-counter (Otc), ossia non regolamentato. Si tratta di un nuovo filone dell’indagine avviata nel 2011 sui Credit default swap (Cds), i derivati che assicurano contro il rischio di fallimento di una società o di uno Stato. Strumenti finanziari piuttosto complessi, di cui in questi anni di crisi molti hanno abusato per proteggersi dalle loro stesse paure oppure per giocare alla roulette e scommettere sul prossimo fallimento, trovando fortuna oppure finendo in disgrazia. Un mercato ricchissimo e molto vivace. Per Bruxelles anche poco trasparente e decisamente insidioso. L’indagine aveva portato sotto la lente della Commissione 16 tra le più grandi banche di investimento del mondo. Adesso l’Antitrust Ue sospetta che la Isda, insieme ad alcune delle investment bank sotto indagine, avrebbe fatto blocco contro i concorrenti e le piattaforme alternative per la negoziazione dei derivati. In una nota Bruxelles ha spiegato che la Isda «può essere stata coinvolta in uno sforzo coordinato delle banche d’investimento per impedire ai concorrenti di operare sul mercato dei prodotti derivati o di ritardare il loro ingresso su questo mercato». Un tale comportamento, se confermato, «ostacolerebbe la concorrenza nel mercato interno violando la regola europea in materia di intese e abuso di posizione dominante».
Il nuovo filone d’indagine rientra nella doppia inchiesta avviata dall’Antitrust europea nel 2011 sul mercato dei Cds. Nella prima indagine sono finite sotto la lente 16 tra le più grandi banche d’affari del mondo, da Goldman Sachs a Jp Morgan a Barclays, sospettate di aver avuto un accesso privilegiato alle informazioni raccolte da Markit, la più importante banca dati sugli scambi di Cds, tagliando fuori in questo modo i concorrenti. Le banche sono sospettate di aver utilizzato tali informazioni sulle tariffe, gli indici e i dati giornalieri, muovendosi poi di conseguenza e in questo modo potrebbe essersi creato un abuso di posizione dominante collettiva. La seconda indagine riguarda invece 9 di queste stesse banche e la società Ice Clear Europe, la principale camera di compensazione per gli scambi dei Cds. Bruxelles ha passato al setaccio una serie di accordi, con cui la Ice Clear avrebbe offerto alle banche tariffe preferenziali e altri incentivi per i suoi servizi, con lo scopo di escludere dal mercato le altre società che fanno lo stesso mestiere.

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