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Antitrust: il codice appalti va sospeso

Per mettere fine alle prolungate amnesie sulla legge annuale per la concorrenza, dimenticata dopo l’unico provvedimento approvato (nel 2017), serviva un’analisi dei mercati a tutto campo o quasi. L’Antitrust ha così risposto all’appello del premier Mario Draghi, formalizzato l’8 marzo, raccogliendo in un documento di 105 pagine quasi 80 proposte che riguardano una quindicina di settori. Tocca ora a Palazzo Chigi selezionarle e incrociarle con le indicazioni che arriveranno dai ministeri, in vista del Ddl che potrebbe essere pronto anche prima dell’estate.

L’Autorità (Agcm) presieduta da Roberto Rustichelli lega la proposta più dirompente ai fondi del piano Next Generation Eu, in relazione ai quali dovrebbe scattare una sospensione temporanea del Codice dei contratti pubblici, creando una struttura specifica per vigilare sulle opere finanziate. Un intervento che andrebbe probabilmente anticipato rispetto ai tempi del disegno di legge. Nel medio periodo servirebbe comunque una revisione del Codice per rimuovere oneri non necessari, ad esempio in tema di subappalto. Il peso degli adempimenti si fa sentire anche nell’autorizzazione di impianti per tlc, energia e gestione dei rifiuti, per i quali il Garante propone di ricorrere al potere sostitutivo dello Stato di fronte all’inerzia delle amministrazioni locali. Al contrario, la presenza dello Stato deve alleggerirsi nel caso di partecipate pubbliche che si configurano come «ammortizzatori sociali impropri». L’eccessivo ricorso al meccanismo dell’«in house» nei servizi pubblici locali va frenato con vincoli molto stretti, anche nel settore dei trasporti finora esentato dagli obblighi di motivazione.

La segnalazione parte dall’assunto che i limiti alla concorrenza limitano le performance italiane sulla produttività e che molte delle misure anti crisi rischiano di essere meno efficaci a fronte di mercati scarsamente competitivi. Al tempo stesso vanno messe in sinergia politiche del lavoro e politiche pro concorrenza per evitare che l’espulsione dal mercato di imprese «zombie», che galleggiano senza prospettive, venga pagata in termini di impatti occupazionali e sociali.

Nel documento è possibile scorgere anche riflessioni su temi di estrema attualità, ad esempio la stoccata al progetto della rete unica per la banda ultralarga Tim-Open Fiber. L’Agcm chiede di mantenere la concorrenza infrastrutturale nelle “aree nere”, cioè quelle che non sono a fallimento di mercato, e di abolire la norma che garantisce tariffe all’ingrosso più vantaggiose in caso di una rete frutto di un’aggregazione. Sulle telecomunicazioni il Garante segnala anche la necessità di accelerare sulle gare per le “aree grigie”, a parziale fallimento di mercato, di rivedere i criteri per i voucher per le connessioni veloci, privilegiando solo quelle ad almeno 100 megabit al secondo, e di considerare di alleggerire i limiti di elettromagnetismo per la telefonia mobile allineandosi ai principali paesi Ue.

Per le concessioni le proposte vanno verso la difesa della Direttiva Bolkestein, quindi revoca delle proroghe e gare per le spiagge e per il commercio ambulante. In più procedure uniche e non più regionalizzate per le concessioni idroelettriche, incentivi ai Comuni per sbloccare le gare sul gas, innalzamento per i concessionari autostradali dal 60 all’80% della quota dei contratti affidati senza gara che va esternalizzata, criteri più trasparenti per le concessioni portuali. Nel pacchetto sull’energia spicca l’esclusione del finanziamento delle rinnovabili dagli oneri di sistema che gravano sulla bolletta elettrica, per spostarlo come tassa sui combustibili fossili. Per la fine del mercato tutelato dell’energia, uno dei suggerimenti è di aumentare il numero di lotti per le aste previste per il passaggio dei clienti che non hanno operato la scelta del fornitore.

In risposta alle Raccomandazioni che ci ha rivolto la Commissione europea, c’è ampio spazio anche per il commercio al dettaglio in cui secondo l’Agcm vanno eliminate restrizioni residue su orari, chiusure settimanali e vendite promozionali. Nella lunga lista delle proposte rientrano anche la sanità (aprire di più alle strutture private), la previdenza complementare (favorire la portabilità dei fondi pensione), il diritto societario (estendere il voto plurimo alle quotate). Tra i grandi settori, spicca l’assenza di riferimenti a banche e assicurazioni. In chiusura del documento l’Agcm richiama invece specifiche segnalazioni già trasmesse in passato, ad esempio su professioni, taxi e noleggio con conducente, farmacie e poste.

Non da ultima l’economia digitale. Il Garante chiede maggiori poteri per intervenire in modo più efficace nel settore degli over the top, cioè delle grandi piattaforme online, quando si verificano distorsioni della concorrenza che possono sfuggire, ad esempio, alle nozioni di posizione dominante. L’Agcm richiama il modello tedesco e la possibilità di attribuire ad alcune imprese la qualifica di imprese di primaria importanza per la concorrenza in più mercati. Spetterebbe alle piattaforme l’onere di dimostrare che non esiste la dipendenza economica nei rapporti con le aziende per cui fa da intermediario.

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