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Antitrust, Catricalà è sufficiente


di Federico Unnia  

Monopoli inattaccabili, poca liberalizzazione, rendite di posizione, il tutto in un sistema economico in crisi. Crescita degli impegni, lotta ai cartelli, sanzioni elevate. Questo il quadro della concorrenza in Italia tracciato dal Presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà. Che gli studi sembrano apprezzare. «Il 2010 è stato un anno importante per l'Agcm in Italia.

Prima, l'Autorità si era avvalsa una sola volta dello strumento della leniency. Nel 2010 le domande di clemenza presentate da partecipanti a cartelli hanno consentito all'Autorità di sanzionare infrazioni relative al Gpl e ai cosmetici e di portare avanti l'istruttoria conclusasi pochi giorni fa con la condanna di varie imprese attive nelle spedizioni internazionali», spiega Mario Siragusa, partner di Cleary Gottlieb a Roma. Opinione condivisa da Stefano Grassani, Partner – Head Antitrust Practice di Pavia e Ansaldo secondo il quale «il 2010 ha confermato la volontà dell'Autorità di perseguire con tempismo intese ed abusi di posizione dominante, altresì mirando a coltivare, nello spirito della decentralizzazione del diritto antitrust, leading cases che segnino in modo distinto la sua attività a livello europeo».

Le procedure contro Google e Pfizer sono esempi tangibili di come l'applicazione delle regole antitrust abbia fatto un salto di qualità. «Ritengo che la perseverante attività di enforcement della normativa antitrust da parte dell'Agcm a tutela del mercato sia un dato positivo.

In particolare, è opportuno evidenziare come la «produzione» istruttoria dell'Agcm sia fra le più importanti in termini qualitativi e quantitativi, dinamiche ed innovative a livello europeo», sottolinea Andrea Zulli, partner antitrust competition & regulatory di Norton Rose Studio Legale.

Per Davide Cacchioli, socio responsabile del dipartimento di antitrust dello Studio Pedersoli, «in periodi di crisi economica come quello attuale, vi è minore sensibilità verso la materia antitrust, ed è concreto il rischio che essa sia relegata ai margini dei processi decisionali. Che la concorrenza debba invece costituire, anche in simili congiunture, il perno per il buon funzionamento dei mercati e per lo sviluppo dell'economia è principio costantemente ribadito dall'Agcm. È significativo che nel 2010 sia incrementata l'attività di segnalazione, al governo, al parlamento e agli enti locali, sulle tematiche concorrenziali legate all'adozione dei provvedimenti legislativi e amministrativi».

L'Autorità ha investito con profitto ingenti risorse nello sviluppo delle nuove competenze nelle pratiche commerciali scorrette, che sono state forse privilegiate rispetto all'antitrust. Sembrerebbe che ora abbia modificato il proprio approccio e guardi con più favore agli impegni, talvolta la migliore soluzione ai problemi prospettati».

Per Massimo Tavella, partner dello Studio Perani Pozzi Tavella oltre alla crescita degli impegni formulati dagli operatori, non va dimenticata «l'attività svolta per la rideterminazione delle sanzioni pecuniarie in esecuzione delle sentenze del Tar Lazio o del Consiglio di Stato relative a procedenti procedimenti.

Nel merito, emerge come l'Agcm sia intervenuta in tutti i settori più rilevanti».

Piero Fattori, responsabile area concorrenza e regolamentazione di Gianni Origoni Grippo & Partners ritiene che l'Autorità dovrebbe migliorare le propria capacità di analisi e indagine per intervenire tempestivamente e in modo proattivo a fronte di possibili distorsioni della concorrenza. «Dovrebbe anche ricalibrare il mix di decisioni con impegni e decisioni sanzionatorie: in tutti i casi diversi dai cartelli, la direzione sembra infatti quella di una sistematica chiusura dei procedimenti con gli impegni, spesso peraltro, come nel settore energetico, di carattere regolatorio». «Penso che ci sia ancora del lavoro da fare in tema di trasparenza ed accesso agli atti nel contesto dei procedimenti istruttori condotti dall'Agcm. Questo è un tema che attualmente è alla ribalta non solo a livello italiano, ma anche a livello di Ce e si spera che in futuro, con interventi normativi ad hoc, si arrivi ad un sistema che favorisca maggiormente il bilanciamento tra l'interesse alla confidenzialità dei procedimenti dell'autorità e quello delle parti ad esercitare pienamente il proprio diritto alla difesa», sottolinea Annamaria Mangiaracina, managing associate competition antitrust di Linklaters LLP.

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