Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Antitrust Brasile, Telefonica non può salire in Telco

Il cammino di Telefonica verso Telecom si fa più accidentato. Da una parte l’Antitrust brasiliano che chiede la cancellazione dei nuovi accordi Telco, dall’altra la raccomandazione di Iss, che è di riferimento per la proxy dei fondi esteri, a votare per la revoca del consiglio Telecom perchè, in sostanza, tutta Telco è in conflitto d’interessi.
La riunione del Cade, in corso ieri a Brasilia, doveva trattare l’autorizzazione ex-post dell’acquisizione da parte di Telefonica del 50% di Vivo che era detenuto in joint da Portugal Telecom. L’aspettativa era che l’Antitrust brasiliano potesse dare l’ok all’operazione, ma condizionandola cioè al ripristino dello status quo in Telco. Una settimana fa gli uffici tecnici del Cade avevano ritenuto incompatibili i nuovi accordi stipulati il 24 settembre dal gruppo di Cesar Alierta con i soci italiani – Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo – della holding che detiene il 22,4% di Telecom. In particolare, si raccomandava che fosse richiesta a Telefonica l’immediata alienazione delle azioni Telco senza diritto di voto (trasformabili in azioni votanti da inizio 2014) sottoscritte a fine settembre e il divieto ad acquistarne altre. In più veniva suggerita una multa da 15 milioni di reais per violazione degli accordi antitrust del 2010, tra i quali – a quanto risulta – rientrava anche l’affidamento di servizi di call center, senza gara, da parte di Tim Brasil a una società che ai tempi faceva parte del gruppo Telefonica in Brasile, società poi alienata.
Il consiglio del Cade ha confermato in toto le conclusioni degli uffici tecnici con provvedimenti che decadrebbero se Telecom cedesse Tim Brasil, cosa che il gruppo non è intenzionato a fare. Ora per Telefonica e anche per gli altri soci Telco si apre un problema non da poco. Inutile dire che Generali, Mediobanca e Intesa non hanno nessuna intenzione di riacquistare le azioni senza diritto di voto in mano a Telefonica, perchè questo farebbe cadere tutto l’impianto della ristrutturazione della holding che, era l’assicurazione di settembre degli spagnoli, si era spinto fino al punto in cui era possibile procedere senza dover chiedere autorizzazioni alle Authority.
Vuoi per l’atteggiamento più restrittivo del Cade, vuoi per la pressione esercitata dall’iniziativa della Findim che ha puntato il dito contro il conflitto d’interessi di Telefonica e Telco, il progetto di spartizione di Tim Brasil nelle ultime settimane sembrava aver subito un’accelerazione. Era già in fase avanzata di confezione – a quanto risulta – l’elaborazione di un’offerta in consorzio da parte dei concorrenti di Tim Brasil – Telefonica, Claro del gruppo di Carlos Slim e la brasiliana Oi – per le attività locali di Telecom Italia. Offerta finalizzata alla spartizione del secondo operatore mobile brasiliano, con un prezzo per il 67% di Tim detenuto da Telecom, pare, inferiore ai 7 miliardi di euro. L’ad Marco Patuano ha però ribadito che Tim Brasil è strategica e che solo offerti molto allettanti potrebbero essere prese inn considerazione (quantificato: almeno 9 miliardi). Posizione che è stata confermata in settimana in un comunicato del gruppo, sollecitato dalla Consob, nel quale si precisava anche che non ci sono trattative in corso, nè che sono arrivate offerte, seppur non sollecitate. «Se dovesse arrivare un’offerta per Tim che non intercetta le sinergie sprigionabili da un’aggregazione, questa non sarebbe massimizzante per Telecom anche se fosse a premio rispetto ai prezzi di mercato», ha osservato al convegno Asati Marco Fossati, che ha anche detto di prevedere buone soddisfazioni da Tim Brasil su base stand alone per almeno un altro paio d’anni.
Non meno dirompente – quando i giochi sembravano ormai fatti – è la raccomandazione Iss, società internazionale di proxy advisory, che potrebbe spingere i fondi a schierarsi per la nomina di un nuovo consiglio Telecom, composto da più indipendenti di “mercato”. In un lungo report (23 pagine) che esamina la situazione, Iss si esprime a favore della revoca del cda in carica e per il rinnovo del board votando per la lista a sette nomi di Assogestioni perchè questo «apporterebbe benefici a lungo termine per il valore degli azionisti». Ciò detto i numeri restano sul filo di lana: a fronte del 22,4% di Telco, i fondi potrebbero partecipare col 15-18% (non tutti per la revoca), cui aggiungere il 5% di Fossati e l’1% di Asati.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al bivio tra un’iniezione di "italianità", che potrebbe coincidere con l’acquisizione di Mps o...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Cronaca di un addio a lungo annunciato, ma non per questo meno traumatico (-4,96% il titolo in Borsa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Estrema cautela». È questo allo stato dell’arte l’approccio di Cdp e dei fondi, Blackstone e...

Oggi sulla stampa