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Antiriciclaggio, un 2016 da record

Il flusso di operazioni sospette analizzate nel corso del 2016 dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) ha prodotto 104mila segnalazioni trasmesse agli organi investigativi i quali, nell’80% dei casi, hanno confermato che la valutazione del rischio era corretta. Non solo. Circa 60mila di queste segnalazioni ha richiesto l’avvio di indagini da parte della magistratura e oltre 7mila casi sono confluiti in procedimenti penali.
Parte da questi numeri, otto volte più grandi di quelli dell’anno d’esordio dell’Uif, il 2008, il Rapporto annuale presentato ieri in Banca d’Italia dal direttore Claudio Clemente, un appuntamento che è coinciso con i primi dieci anni di vita della nostra financial intelligence unit e la vigilia dell’entrata in vigore del decreto che recepisce la quarta direttiva europea sull’antiriciclaggio (si veda altro articolo in pagina). Le segnalazioni di operazioni sospette (sos) hanno riguardato, nel loro insieme, transazioni per oltre 88 miliardi, che salgono a più di 150 miliardi se si considerano le «operazioni solo tentate», ha spiegato nel suo intervento introduttivo il governatore Ignazio Visco,che ha parlato di «risultati di grande rilievo». Secondo il governatore il volume di segnalazioni testimonia «l’elevato grado di consapevolezza raggiunto dagli operatori in merito alla funzione d’interesse pubblico loro assegnata e sottolinea la fiducia che i medesimi hanno sviluppato nelle capacità della Uif di svolgere i propri compiti e di rispettare le regole, in primo luogo quelle a presidio della riservatezza». Visco ha anche sottolineato gli effetti virtuosi prodotti dalla regolamentazione emanata dalle Autorità di vigilanza e dalla stessa Uif «per rafforzare i presidi organizzativi e agevolare l’adempimento degli obblighi antiriciclaggio». Di lavoro «costante e proficuo» della Uif ha parlato anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha sottolineato la crescente «collaborazione da parte dei professionisti che stanno accumulando le conoscenze necessarie a individuare operazioni anomale» proprio grazie agli schemi messi a punto dalla Uif. Resta invece scarsa la collaborazione della Pa che potrebbe avere, secondo Clemente, un ruolo importante proprio sul fronte del riciclaggio. I Comuni, ha esemplificato il direttore Uif, hanno a disposizione una ricca messe di dati in grado, se ben utilizzati bene, di far scattare il campanello d’allarme.
Dall’antiriciclaggio sono arrivati dati molto significativi. Le sos giunte all’Uif sono cresciute del 22,3% rispetto al 2015 e in parte, circa 21mila segnalazioni, sono direttamente o indirettamente legate a casi di adesione alla voluntary disclosure. «Il trend crescente è proseguito anche nel primo semestre del 2017 – ha spiegato Clemente – nonostante la drastica riduzione delle segnalazioni connesse alla procedura di collaborazione volontaria». In particolare le segnalazioni riconducibli a operazioni di carattere fiscale hanno raggiunto il 36% del totale (contro il 24% del 2015) e il contributo maggiore è arrivato proprio da casi connessi alla voluntary disclosure (il 58% della categoria).
L’anno scorso sono poi raddoppiate le segnalazioni di operazioni sospette di finanziamento del terrorismo internazionale: si tratta di 741 sos nel 90% dei casi ritenute di interesse investigativo dalle autorità di polizia. I dati dei primi tre mesi di quest’anno, si legge nel Rapporto, confermano la crescita ancora in corso di segnalazioni di operazioni sospette di finanziamento del terrorismo: sono 209 e altre 6 riguardano operazioni sospette di finanziamento di programmi di proliferazione di armi di distruzioni di massa. Secondo Claudio Clemente i recenti episodi di terrorismo «hanno confermato che i fallimenti più gravi dei sistemi di contrasto avvengono quando è carente la condivisione delle informazioni, prevalgono i particolarismi, si trascurano i segnali disponibili». La disponibilità a collaborare emersa dalle Financial Unit di 150 paesi, riunite nel gruppo di Egmont, ha attivato un progetto che ha fatto emergere una lista di 38mila nominativi. Si tratta di persone che, in base alle transazioni finanziarie effettuate, sono sospettate di appartenere o supportare l’Isis: tutti nominativi trasferiti agli organi investigativi.
Tornando al decreto che entra in vigore oggi, il governatore Visco ha detto che consentirà «di superare le criticità riscontrate in alcuni settori a rischio, come quello dei servizi di pagamento e della moneta elettronica e, in particolare, dei money transfer e delle reti di agenti e soggetti convenzionati che distribuiscono i relativi prodotti». Negli ultimi due anni – ha spiegato Claudio Clemente – il settore delle rimesse è stato scandagliato a fondo con la collaborazione della Vigilanza di Bankitalia e della GdF. «Sono state rilevate significative vulnerabilità della rete distributiva, anche a causa della mancanza di un’adeguata cornice normativa europea» ha detto il direttore Uif. Dal Rapporto si apprende che i casi di maxi-riciclaggio registrati in Italia attraverso i money tranfer hanno avuto come intermediari istituti di moneta elettronica inglesi e banche tedesche. La Uif ricorda un caso, in particolare, scoperto dalla Procura di Milano nel dicembre scorso su sua segnalazione e che ha fatto emergere «oltre 2,5 miliardi presumibilmente diretti verso la Cina nel periodo 2014-2016». Lo schema evidenziato è quello di bonifici all’estero con triangolazioni che rendono più difficile individuare il paese di destinazione finale delle rimesse.

Davide Colombo

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