Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Antiriciclaggio targato Ue: l’arma dei registri centrali

Smascherare chi utilizza i profitti provenienti dalla criminalità, rafforzare la tracciabilità del denaro, prevenire e combattere il riciclaggio, che rischia di minare l’economia dell’intera Unione europea. E prima di tutto allineare la normativa Ue alle raccomandazioni del Gruppo di azione finanziaria internazionale (Gafi).
Va in questa direzione la direttiva Ue 2015/849 sulla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/Ce e la 2006/70/Ce.
La quarta direttiva, in vigore dal 26 giugno 2015, dovrà essere recepita entro il 26 giugno 2017, con effetti anche sulla legislazione italiana e, in particolare, sul Dlgs n. 231/2007 con il quale è stata attuata la direttiva 2005/60, che andrà in soffitta dal 2017.
Tra le novità più importanti introdotte con il nuovo provvedimento, che mette in primo piano la trasparenza e lo scambio di informazioni, l’obbligo per gli Stati di attivare i registri centrali (fortemente voluti dall’Europarlamento), funzionali ad assicurare «un accesso tempestivo e illimitato alle autorità competenti e alle Fiu (Unità di informazione finanziaria) senza allertare il soggetto interessato». I registri saranno accessibili non solo alle autorità competenti, ma anche a chi ha un interesse legittimo. Tra gli altri, i giornalisti investigativi e le organizzazioni non governative, ai quali potrà essere imposta una forma di registrazione online e l’applicazione di un importo per i costi amministrativi.
Accesso senza limiti, invece, per le autorità e le unità di informazione finanziaria e per i soggetti obbligati nel quadro dell’adeguata verifica della clientela, che, invece, per i trust saranno gli unici a potere accedere. La consultazione del registro, però, non è sufficiente a garantire il pieno rispetto della direttiva sui soggetti obbligati. Questo vuol dire che – in attuazione del principio guida seguito dalla direttiva per la verifica della clientela ossia l’approccio basato sul rischio – il rispetto degli obblighi è assicurato solo tenendo conto del rischio effettivo.
Ampliato l’ambito di applicazione della direttiva in linea con quella che è una vera emergenza, considerando che il denaro riciclato è il 2-5% del Pil mondiale. Di qui la decisione di ridurre la soglia per i pagamenti in contanti e applicare gli obblighi anche per la commercializzazione di beni da 10mila euro, con la possibilità per gli Stati di prevedere soglie più basse e limitazioni più rigorose. In Italia la soglia attuale è di 15mila euro, come previsto dalla direttiva precedente: per adeguarsi alle nuove norme Ue, quindi, la soglia dovrà essere portata a 10mila euro.
Importante novità anche sotto il profilo soggettivo con l’inclusione, tra i soggetti obbligati, dei prestatori di servizi di gioco d’azzardo per importi pari o superiori a 2mila euro.
Restyling anche sul fronte delle sanzioni per arginare le profonde differenze tra gli Stati membri, con l’Olanda che arriva a prevedere multe fino a 4 milioni di euro e Paesi come l’Italia ferma a quota 50mila euro.
Chiarito che gli Stati, secondo la formula consueta, devono applicare sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, la direttiva prevede, tra le altre, come sanzioni minime – per lo meno nel caso di violazioni gravi, reiterate, sistematiche o che hanno una combinazione di tali caratteristiche, commesse dai soggetti obbligati – l’applicazione dell’interdizione temporanea dall’esercizio di funzioni dirigenziali per le persone con compiti direttivi in un soggetto obbligato ritenute responsabili della violazione, o per qualsiasi altra persona fisica.
Per quanto riguarda le sanzioni amministrative pecuniarie, è previsto che quelle massime siano pari almeno al doppio dell’importo dei profitti ricavati grazie alla violazione, quando tale importo può essere determinato o pari almeno a 1 milione di euro. Se il soggetto obbligato è un ente creditizio o un istituto finanziario dovranno essere applicate sanzioni amministrative pecuniarie massime pari almeno a 5 milioni o al 10% del fatturato complessivo annuo in base agli ultimi bilanci disponibili, approvati dall’organo di gestione.
Nell’ipotesi in cui il soggetto obbligato sia un’impresa madre o una filiale di questa tenuta a preparare bilanci finanziari consolidati, il fatturato da considerare è quello complessivo annuo, o il tipo di reddito corrispondente, risultante negli ultimi bilanci consolidati, approvati dall’organo di gestione dell’impresa madre apicale.
Gli Stati membri possono decidere di non prevedere norme in materia di sanzioni o misure amministrative per violazioni che sono già soggette a sanzioni penali nel diritto nazionale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa