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Antiriciclaggio senza esclusioni

La lotta al riciclaggio di denaro sporco nel settore dei giochi riparte dall’Europa. La Commissione europea ha adottato il 5 febbraio scorso la direttiva comunitaria, pubblicata come progetto preliminare in attesa dell’approvazione del parlamento europeo e del consiglio, che dovrà dare agli stati membri standard comuni nel contrasto al reimpiego dei proventi di attività illecite. Tra le novità del nuovo testo, che segue di otto anni il primo in materia (2005/60/Ec), l’estensione dell’ambito di applicazione, che oggi riguarda solo i casinò, a tutti i fornitori di servizi di gioco d’azzardo, cioè di «qualsiasi servizio che implichi una posta pecuniaria in giochi di sorte, compresi quelli con un elemento di abilità come le lotterie, giochi di casinò, di poker e le scommesse, che vengano forniti con qualsiasi mezzo e tecnologia su richiesta individuale di un destinatario di servizi». Un intervento necessario perché, secondo la commissione Ue, «l’utilizzo del settore gioco d’azzardo per il riciclaggio dei proventi di attività criminose è preoccupante». Così, scatta l’invito agli stati membri di prevedere l’obbligo per tutti i fornitori di servizi di gioco d’azzardo «di condurre una verifica del cliente per operazioni singole a partire da 2 mila euro per giocate e vincite». Casinò e sale gioco, inoltre, dovranno garantire che «l’adeguata verifica della clientela, effettuata all’entrata nei locali, sia collegata alle operazioni effettuate dal cliente in tali locali». Una serie di indicazioni che avranno un impatto notevole sui gestori di gioco nell’Ue, ma che non sorprende l’Italia, da tempo all’avanguardia in Europa. Nel nostro paese, tutte le operazioni di gioco sono già sottoposte ai rigidi vincoli dalla normativa antiriciclaggio (a partire dal decreto legislativo 231 del 2007), che prevede obblighi e adempimenti per agenzie di scommesse, sale Bingo e ricevitorie, oltre che per i concessionari autorizzati online e, paradosso tutto italiano, persino per operatori di gioco privi di concessione statale: per tutti, vige l’obbligo di procedere alla preventiva identificazione e verifica dell’identità del cliente in tutti i casi in cui l’importo della giocata o della vincita da incassare superi «appena» i mille euro, nettamente al di sotto del limite fissato dalla commissione Ue. Per il gioco online, poi, i concessionari sono anche vincolati dalla legge a conservare l’Archivio unico informatico con tutti i movimenti dei clienti sui conti di gioco. Basta per evitare rischi? Forse sì, se ci si riferisce agli strumenti di riciclaggio: difficile pensare a efficaci forme di «ripulitura» del denaro in presenza di vincoli così stringenti nei punti vendita e nel gioco online. Piuttosto, secondo la Direzione nazionale antimafia, il pericolo viene dalle possibili infiltrazioni della criminalità nelle società di gestione del gaming: «Attraverso il gioco», è scritto nella relazione annuale della Dna, «è possibile investire percependo rapidamente guadagni consistenti (soprattutto se le regole del gioco vengono falsate), e inoltre le varie tipologie di giochi possono essere utilizzate per riciclare capitali illecitamente acquisiti». L’attività della criminalità organizzata «si concentra soprattutto sugli apparecchi da intrattenimento, nelle scommesse clandestine e nel poker online».

Infine, si va facendo frequente la prassi di ripulire il denaro «mediante false vincite di concorsi e lotterie, acquistando i tagliandi a prezzi maggiorati dai vincitori, di regola individuati con la complicità degli esercenti».

Diventa così possibile dimostrare la provenienza legale di denaro che è invece provento di attività illecite. Anche per combattere il riciclaggio, riporta Agipronews, il comitato di alta vigilanza per la repressione del gioco illegale istituito presso l’Agenzia delle Dogane, di cui fanno parte anche rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, ha deciso qualche giorno fa una serie di interventi su tutto il territorio nazionale e su migliaia di operatori.

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