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Antiriciclaggio, sanzioni verso la depenalizzazione

Depenalizzazione di quasi tutte le fattispecie, semplificazione degli obblighi di registrazione con la soppressione del registro dei professionisti, alleggerimento del carico sanzionatorio. La revisione della normativa di prevenzione del riciclaggio (e del finanziamento al terrorismo internazionale) supera il primo step al Mef e ora attende in vaglio dei colleghi della Giustizia. Tuttavia già da questo primo passaggio alla Commissione voluta dal viceministro Enrico Zanetti e presieduta da Emanuele Fisicaro – commissione che ieri ha licenziato il provvedimento – escono chiari i tratti di profonda manutenzione del decreto legislativo 231/2007.
Una normativa, quella sull’antiriciclaggio, che nonostante rappresenti una pietra miliare nel tentativo di radicare la cultura della “pulizia” del denaro, in questi primi sette anni di operatività ha denunciato, da subito, limiti e contraddizioni evidenti. Troppi adempimenti, talvolta duplicati, troppe sanzioni per violazioni formali – e con forte connotazione afflittiva, tanto da far sorgere il sospetto di un bis in idem penalistico, e perciò di tenuta rispetto ai nuovi canoni giurisprudenziali europei – e, in definitiva, l’inevitabile effetto di produrre un mare di segnalazioni (saranno più di 70mila quest’anno) con limitati effetti di rappresentazione reale e realistica del fenomeno del “lavaggio”.
Principali beneficiari della revisione della 231 saranno senza dubbio le piccole strutture, soprattutto gli studi professionali – che pure rappresentano meno del 5% del bilancio delle segnalazioni pervenute all’Unita di informazione finanziaria di Bankitalia – ma anche gli audit interni di banche e intermediari finanziari vedranno alleggerito il carico di procedure e, soprattutto, il rischio di sanzioni oggettivamente non proporzionali alla violazione commessa.
Dal novero delle proposte di modifica, resta per ora ai margini il rafforzamento di una misura “sostanziale”, e cioè la creazione della fattispecie di ostacolo alla vigilanza anche nei confronti dell’Unita di informazione finanziaria in materia di antiriciclaggio. Tecnicamente l’estensione del reato si potrebbe ottenere con una semplice integrazione all’articolo 2638 del Codice civile, ma il punto potrebbe tornare di attualità solo dopo il vaglio del ministero della Giustizia, e soprattutto dopo che all’Uif venga riconosciuto lo status di autorità di vigilanza. Giustizia che, in ogni caso, prende ora in carico la valutazione del provvedimento del Mef – a cui hanno partecipato anche gli ordini dei notai, dei commercialisti e degli avvocati, oltre all’Uif e alla Guardia di finanza – riservandosi osservazioni e integrazioni alla larga depenalizzazione prevista dalla commissione Zanetti. E sempre in materia di sanzioni, appare invece scontato il passaggio dal regime di cumulo materiale delle sanzioni a quello di cumulo giuridico, presente da oltre 30 anni (legge 689/1981) nel sistema amministrativo.

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