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Antiriciclaggio, revisori al controllo delle quotate

Le disposizioni antiriciclaggio si applicano anche alla revisione legale dei bilanci degli intermediari finanziari e delle società quotate. Lo stabilisce il provvedimento della Banca d’Italia sugli «Indicatori di anomalia per le società di revisione e revisori legali con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico», pubblicato ieri sul sito dell’Autorità di vigilanza.
Sulla base della classificazione operata dal Dlgs 39/10, modificato dal Dlgs. 169/12 , l’elenco dei soggetti di interesse pubblico sottoposti a revisione contabile obbligatoria si è definitivamente stilato, con l’affidamento, per la revisione contabile alle società e ai revisori indicati nell’elenco stesso. Con la precisazione che questo tipo di incarico non può essere demandato al collegio sindacale, contrariamente a quanto previsto per le società di diritto privato.
Il provvedimento della Banca d’Italia e dell’Uif è di assoluto rilievo: enuclea una serie di comportamenti e di operazioni che possono costituire eventi da segnalare, ai sensi dell’articolo 41 del Dlgs. 231/07, se posti in essere da intermediari finanziari vigilati (in pratica tutti quelli già contemplati nella definizione contenuta nella legge antiriciclaggio) e società quotate.
I revisori dovranno segnalare sospette manipolazioni di documenti contabili ovvero la presenza in essi di informazioni difformi da quelle riscontrate in fase di revisione.
Indici di anomalia saranno altresì i comportamenti omissivi oppure poco collaborativi del soggetto sottoposto a revisione, nonché l’operatività di quest’ultimo con altri soggetti presenti in liste ufficiali di terroristi o personaggi notoriamente contigui.
Sotto attenzione dei revisori dovranno passare anche: le operazioni particolarmente complesse con controparti del cliente che non esercitano attività ad esso collegabili; gli investimenti immobiliari senza apparente giustificazione economica oppure in sedi lontane da quelle relative all’attività svolta; l’utilizzo da parte di soci o dipendenti di conti intestati all’impresa; le operazioni con società non lucrative quando per importi rilevanti e con motivazioni non compatibili con l’attività svolta.
Sotto la lente anche il versamento di anticipi a dipendenti o amministratori di entità spropositata rispetto alle necessità, nonché la prestazione di garanzie a o da soggetti esteri se situati in luoghi a rischio.
Tipiche operazioni che possono sottendere riciclaggio vengono considerate, nel documento, anche le ripetute aperture e chiusure di conti non giustificate dall’attività svolta, l’emissione di fatture incomplete o su clienti appurati come inesistenti, il pagamento di fatture con modalità atte ad ostacolare il reale accertamento della provenienza del denaro.
Singolare e nient’affatto scontata è la presenza di un indice che richiede la segnalazione della mancata presenza in magazzino di rimanenze che risultano invece contabilizzate in bilancio.
Va precisato che gli indicatori, come quelli dettati per gli intermediari finanziarie e per i liberi professionisti, non costituiscono un elenco esaustivo e vincolante che le possibili anomalie riscontrabili. Deve essere poi sottolineato che questo provvedimento sana una lacuna normativa che non prevedeva un ausilio alla valutazione di operazioni sospette di riciclaggio da parte di revisori di enti così importanti, dato che il provvedimento già emanato per i professionisti conteneva tra i destinatari solo i revisori di società commerciali. Nessuno quindi è più esentato dalle regole antiriciclaggio. Nemmeno coloro (come le banche e gli intermediari finanziari) che devono per primi applicarle.

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