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Antiriciclaggio: professionisti all’erta

di Giovanni Parente

Il livello di attenzione era già alto. Da qualche giorno lo è ancora di più. Gli obblighi antiriciclaggio continuano a occupare i pensieri dei professionisti. Ora anche la Guardia di finanza ha messo nero su bianco che nel 2011 saranno eseguiti 85 controlli in tutta Italia. Tanto per cominciare, ma il messaggio è chiaro: si tratta di una prova del nove per riscontrare l'effettivo adeguamento alla normativa e può rivelarsi un'occasione per affinare le modalità di verifica.

I nodi problematici non mancano. Il principale per i diretti interessati è l'individuazione del beneficiario o titolare effettivo di una prestazione o di un'attività: operazione con molti ostacoli in presenza di strutture o articolazioni societarie complesse. Senza dimenticare poi che dati e informazioni acquisiti durante i controlli potrebbero essere «utilizzabili ai fini fiscali» (così come prevede l'articolo 36 del Dlgs 231/2007).

Le verifiche in arrivo sono, quindi, una ragione ulteriore per dotarsi di un modello organizzativo capace di prevenire eventuali contestazioni e, quindi, sanzioni. Ne sono convinti anche gli ordini professionali interessati più da vicino. Prima di tutto, però, gli studi devono conoscere bene la disciplina. Per questo, «un gruppo di formatori – sottolinea Enricomaria Guerra, delegato antiriciclaggio del Cndcec (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili) – spiega la normativa, le criticità e gli obblighi presso gli ordini territoriali». Sono due le operazioni fondamentali a cui sono chiamati gli studi sull'antiriciclaggio: «L'adeguata verifica della controparte – continua Guerra – e la predisposizione del fascicolo della clientela. Un fascicolo tenuto in modo rigoroso ed efficiente consente al commercialista una buona organizzazione e di adempiere correttamente a quest'obbligo». Il Cndcec sta lavorando all'aggiornamento delle linee guida sull'adeguata verifica e a una circolare sull'invio delle segnalazioni di operazioni sospette all'Uif (unità di informazione finanziaria) in vista dell'ormai prossimo passaggio al binario telematico.

Nella direzione della due diligence si muovono pure i Consigli nazionali degli altri ordini. «Stiamo per proporre l'aggiornamento delle domande frequenti sull'antiriciclaggio – anticipa Cesare Licini, componente della commissione in materia del Consiglio nazionale del notariato – e abbiamo pensato di suggerire ai colleghi di usarlo come vademecum per verificare se esiste un adeguato protocollo operativo in studio». Anche secondo Pietro Panzetta, tesoriere dell'Ordine nazionale del consulenti del lavoro, il professionista deve dotarsi di uno schema standard di acquisizione delle informazioni per adempiere all'obbligo di adeguata verifica. «Proprio per ottimizzare ulteriormente tale attività – annuncia – stiamo predisponendo un apposito forum riservato alla categoria per monitorare anche ulteriori eventuali anomalie cercando di intercettare quanto più è possibile gli aspetti di criticità dell'attuale sistema».

In virtù degli accordi sottoscritti, sia il Consiglio nazionale del notariato sia quello dei consulenti del lavoro hanno poi un ruolo attivo nella segnalazione di operazioni sospette: possono raccogliere quelle provenienti dai rispettivi iscritti e poi inoltrarle in modo anonimo all'Uif. Se si guarda, però, ai numeri complessivi, le poco più di 200 segnalazioni partite nel 2010 da tutto il parco di professionisti e operatori non finanziari sono, come ammette proprio l'Uif nell'ultimo bollettino, «davvero poche rispetto al numero di potenziali segnalanti e al ruolo che svolgono nella vita economica del paese». Per Licini potrebbero esserci due spiegazioni: «Da un lato la riduzione del volume di affari dovuta alla congiuntura, dall'altro il fatto che sono diventati anche più furbi i riciclatori». Antonio Damascelli, coordinatore del gruppo di lavoro sull'antiriclaggio del Cnf (Consiglio nazionale forense), individua anche una matrice "culturale": «La disciplina comunitaria è stata calata in un contesto caratterizzato da un rapporto fiduciario tra cliente e professionista». Questo, però, non inficia il rispetto degli obblighi. Da qui l'importanza di tenere adeguatamente «la documentazione prescritta dalla legge».

 

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