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Antiriciclaggio, più trasparenza per le società

di Ranieri Razzante

Un vero e proprio "attacco" al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, con nuovi strumenti legislativi e operativi. Questo è il senso delle 40 raccomandazioni emanate ieri dal Gafi (Gruppo d'azione finanziaria internazionale), dopo un lungo periodo di gestazione.
Si tratta più precisamente della revisione delle raccomandazioni presentate per la prima volta il 7 febbraio 1990 e successivamente aggiornate nel 1996 e nel 2003 dall'organismo intergovernativo costituito presso l'Onu e al quale è assegnata la supervisione e l'implementazione delle norme antiriciclaggio e antiterrorismo degli Stati membri. Le regole in questione, pur non avendo forza di vere e proprie norme giuridicamente vincolanti, hanno rilievo sulla strategia complessiva dei controlli.
Il potere del Gafi non si riduce, però, alla sola moral suasion, poiché eventuali valutazioni critiche sulle legislazioni antiriciclaggio dei Paesi ispezionati vanno a costituire una sorta di rating negativo, producendo di fatto l'emarginazione del Paese censurato dall'elenco degli Stati collaborativi.
Tramite questo nuovo intervento s'intende fornire alle autorità di vigilanza nazionali una matrice di riferimento più robusta ed efficace per agire contro le attività criminali che minacciano il sistema finanziario. La revisione intende stimolare le autorità nazionali ad adottare un'azione preventiva più decisa. Il Gafi, infatti, potrà monitorare l'attuazione delle raccomandazioni e intraprendere azioni per promuoverne l'adozione.
Fra le novità, la richiesta di maggiore trasparenza nelle compagini societarie delle persone giuridiche e dei trust, al fine di porre la dovuta attenzione sui soggetti che ne esercitano il controllo (cosiddetti titolari effettivi) e rendere più difficile ai criminali e ai terroristi nascondere la loro identità o mascherare i propri patrimoni.
Definiti, poi, adempimenti più stringenti per l'individuazione e il monitoraggio delle operazioni effettuate dai Pep (Persone politicamente esposte), vale a dire – secondo quanto previsto anche dal decreto antiriciclaggio italiano – le persone fisiche (residenti in altri Stati) che occupano o hanno occupato importanti cariche pubbliche, i loro familiari o coloro con i quali tali persone intrattengono stretti legami.
Non manca un deciso richiamo ai reati fiscali, almeno quelli più gravi, i quali entrano a pieno titolo nel novero dei reati presupposto del riciclaggio. Ciò per eliminare alla radice quelle poche perplessità che, anche nel nostro Paese, vengono avanzate dagli operatori del sistema.
Attenzione particolare i Paesi destinatari delle raccomandazioni dovranno porre al cosiddetto «approccio basato sul rischio» con l'intento di comprendere pienamente i rischi connessi al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo che riguardano i propri sistemi economici. Ciò al fine di adeguare le norme interne in modo da renderle il più possibile efficaci e indirizzate soprattutto alle situazioni ad alto rischio.
Uno dei passaggi di maggior rilievo riguarda la cooperazione internazionale, oggi ancora e inspiegabilmente non così efficace. Lo scambio di informazioni tra le autorità territorialmente competenti assume un ruolo decisivo, tale da facilitare indagini congiunte circa la tracciabilità dei flussi economici, il sequestro e la confisca dei proventi illeciti.
Non di minore importanza è l'attribuzione di maggiori poteri e strumenti operativi sia alle unità di informazione finanziaria che alle forze dell'ordine. Il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo dipendono anche dall'ottimizzazione ed efficacia delle indagini.
Una nuova batteria di strumenti, quindi, a disposizione dei governi, delle autorità di settore e dei soggetti obbligati alla prevenzione del rischio di riciclaggio. Il nostro ordinamento ha mostrato sin dall'inizio di tenere nella massima considerazione le raccomandazioni internazionali, più volte richiamate nei provvedimenti legislativi e regolamentari sul tema. Quest'ultima revisione costringerà, ma senza fatica, il nostro legislatore a recepire qualche indirizzo in più per finalizzare al meglio il contrasto alle attività illecite e, perché no, all'annoso problema dell'evasione fiscale.

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