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Antiriciclaggio parziale per le società fiduciarie statiche

Dal 1° aprile la disciplina antiriciclaggio è applicabile solo parzialmente alle società fiduciaria statiche, a causa di un vuoto normativo e del mancato coordinamento delle disposizioni degli organismi di vigilanza. Il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 ha apportato notevoli modifiche al dlgs 231 andando di fatto ad incidere in maniera significativa sulle modalità di svolgimento degli obblighi antiriciclaggio in capo ai soggetti obbligati.Infatti, l’art. 3 del novellato decreto antiriciclaggio amplia la categoria dei soggetti obbligati e, tra questi, al comma 3 lettera a) rientrano nella categoria di «altri operatori finanziari» le società fiduciarie, diverse da quelle iscritte nell’albo previsto ai sensi dell’articolo 106 Tub, di cui alla legge 23 novembre 1939, n 1966.

In precedenza, con l’attuazione del dlgs 141 del 2010, veniva indicata la Guardia di finanza quale ente preposto alla vigilanza ispettiva esclusiva sulle fiduciarie c.d. statiche, pur essendo le stesse assoggettate sotto il profilo regolamentare alla vigilanza del ministero dello sviluppo economico e sotto il profilo antiriciclaggio ai provvedimenti attuativi di Banca d’Italia.

L’art.9 del dlgs 90/2017 (disposizioni finali) dispone che tali provvedimenti continuino a trovare applicazione fino al 31 marzo 2018 e che le autorità di vigilanza di settore (Banca d’Italia, Consob e Ivass) debbano adottare le disposizioni attuative dell’art.16 comma 2 entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto antiriciclaggio. In tale prospettiva le medesime autorità di vigilanza dovrebbero individuare specifici presidi, controlli e procedure per la valutazione e gestione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo introducendo una funzione antiriciclaggio e nominando un responsabile a tale funzione e prevedendo che vi sia una funzione di revisione indipendente per la verifica delle politiche, dei controlli e delle procedure.

In ragione di tale intervento normativo, la Banca d’Italia, il 9 febbraio 2018, interveniva con una nota di chiarimenti, ribadendo quanto illustrato nel decreto antiriciclaggio, specificando che i provvedimenti di Banca d’Italia pregressi sarebbero rimasti in vigore sia per il periodo transitorio (fino al 31 marzo 2018) che per quello successivo, fino all’entrata in vigore della nuova normativa di attuazione e, nel contempo, indicava in premessa i soggetti destinatari del provvedimento, escludendo le società fiduciarie statiche di cui alla legge 23 novembre 1939, n 1966. La decisione assunta da Banca d’Italia, nei limiti delle competenze ad essa assegnata, di estromettere le società fiduciarie statiche dalle indicazioni sulle modalità con le quali adempiere agli obblighi antiriciclaggio, implica un vuoto normativo in quanto, a partire dal 1° aprile 2018, gli operatori del settore potranno applicare solo in parte il decreto antiriciclaggio, mancando i decreti attuativi delle Autorità di vigilanza e generando nell’ambito dei controlli ispettivi diverse criticità operative.

Ulteriore criticità da evidenziare del vigente decreto antiriciclaggio riguarda l’art. 1 comma 2 lett. a) che definisce le «Amministrazioni e Organismi interessati enti preposti alla supervisione dei soggetti obbligati non vigilati dalle autorità di vigilanza di settore»; rientra nella definizione di Amministrazione interessata anche il Ministero dello sviluppo economico, quale autorità preposta alla «sorveglianza» delle società fiduciarie non iscritte nell’albo di cui all’art. 106 del Tub, ovvero le c.d. fiduciarie statiche. Parre quindi che il Mise, quale organo di sorveglianza, non rientri tra le autorità di vigilanza di settore, così come definito al comma 2 lett. c) dell’art.1 del dlgs 231/2007 e, conseguentemente, Banca d’Italia non risulterebbe autorità di vigilanza delle fiduciarie statiche (quantomeno per quanto riguarda i presidi antiriciclaggio) e, pertanto, risulterebbe inapplicabile alle stesse l’art. 16 comma 2 lett. a) e b) del medesimo decreto.

La conseguenza di tali indicazioni asserite da Banca d’Italia implica una difficoltà oggettiva nell’applicazione dei presidi antiriciclaggio per gli intermediari fiduciari e, non ultimo, una dubbia interpretazione degli organi ispettivi preposti al controllo.

Arturo Belculfinè

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