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Antiriciclaggio, la Gdf ha mano libera

Oltre il segreto investigativo: tutti i dati acquisiti ai sensi dell’antiriciclaggio verranno utilizzati per contrastare l’evasione fiscale e le frodi internazionali, attraverso lo scambio tra l’Uif e le Autorità competenti degli altri paesi.

A pochi giorni dall’entrata in vigore dei decreti n. 90/2017 e n. 92/2017, lo scorso 7 luglio la Guardia di Finanza ha diffuso una circolare operativa al fine di chiarire quale sia l’utilizzabilità fiscale dei dati acquisiti in sede di controllo antiriciclaggio.

Negli ultimi anni l’attenzione del Fisco italiano si è spostata in maniera evidente sulle operazioni a carattere transfrontaliero e transnazionale, in quanto ritenute a maggior rischio dal punto di vista fiscale. La frequente interferenza tra i fenomeni di evasione fiscale e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita ha, dunque, indotto il legislatore a raffinare i presupposti legittimanti la trasmigrazione di elementi probatori raccolti dalle Autorità competenti. In particolare, lo scopo perseguito dal legislatore è quello di dare concreta attuazione alle disposizioni di contrasto delle frodi internazionali consentendo alla Uif di utilizzare i dati e le informazioni acquisiti in sede di riciclaggio dalla Gdf e dalla Direzione investigativa antimafia, al fine di garantire una migliore tutela degli interessi erariali.

Proprio per questa ragione, tenuto conto anche dei più recenti standards internazionali in materia, le linee d’azione per il contrasto all’evasione fiscale emanate dalle Fiamme Gialle sono state rimodulate e adeguate agli indirizzi generali della politica economico – finanziaria nazionale ed europea, in un quadro di maggiore efficacia e flessibilità operativa.

Lo scopo è quello di rendere il sistema interno più efficace a contrastare i diffusi fenomeni di frode fiscale e reimpiego di denaro proveniente da attività illecite in attività finanziarie ufficiali. In merito, si segnala come sia le raccomandazioni del Gafi che la direttiva (Ue) 849/2015, hanno attribuito specifica rilevanza ai profili di contiguità tra gli aspetti di evasione fiscale e riciclaggio, tanto è vero che i reati connessi alle imposte dirette e indirette vengono per la prima volta fatti rientrare nella definizione di «attività criminosa», i cui proventi possono costituire oggetto di operazioni di money laundering.

Per soddisfare tale necessità, il legislatore ha quindi dettato disposizioni più incisive (cfr. articoli 12 e 13 dlgs 90/2017) in merito all’utilizzabilità ai fini fiscali dei dati e delle informazioni acquisite dalla Gdf anche in attività amministrative di natura fiscale, cercando di potenziare gli strumenti di contrasto all’evasione fiscale attraverso la progressiva integrazione tra i due sistemi (fiscale e antiriciclaggio).

A tal proposito, i novellati articoli 12 e 13 – valorizzando il principio di collaborazione tra autorità competenti al fine di fronteggiare la dimensione transnazionale del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo – sanciscono che tutte le informazioni rilevanti ai fini antiriciclaggio debbano essere messe a disposizione della Uif «previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria procedente rispetto alle informazioni coperte da segreto investigativo» e «nel rispetto dei principi di pertinenza e proporzionalità».

C’è da rilevare, inoltre, come anche il nuovo art. 9, comma 9 del decreto Aml sia volto a rafforzare il principio dell’interazione e dello scambio di informazioni tra il procedimento antiriciclaggio e quello amministrativo-tributario.

La norma, infatti, dispone che tutte le informazioni acquisite nel corso «delle ispezioni e dei controlli antiriciclaggio [comma 4, lett. a)]» ovvero nel corso «dell’approfondimento investigativo di segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dall’Uif [comma 4, lett. b)» dalle Fiamme Gialle, possano essere utilizzate in modo diretto in una verifica o in un controllo fiscale, senza che sia necessario acquisire nuovamente tali dati attraverso l’attivazione delle potestà ispettive previste dalle disposizioni di cui ai dpr nn. 633/1972 e 600/1973.

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