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Antiriciclaggio, i professionisti bocciano le sanzioni più care

Troppo caro il prezzo della depenalizzazione degli obblighi antiriciclaggio prevista da uno dei due schemi di Dlgs predisposti dal ministero della Giustizia e varati venerdì dal Consiglio dei ministri (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). È questo il pensiero delle professioni tenute per legge a segnalare comportamenti sospetti.
Ma c’è di più: che fine ha fatto il lavoro svolto al tavolo tecnico aperto presso il ministero dell’Economia a cui hanno partecipato commercialisti, avvocati, notai, Guardia di finanza e presieduto dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti? Se lo domandano notai e commercialisti, due professioni direttamente coinvolte nell’obbligo di segnalazione previsto dal Dlgs 231/2007; gli avvocati per ora preferiscono non esprimersi. «Alla fine di luglio la bozza di documento elaborata dal Mef è stata respinta dalle professioni – spiega Attilio Liga, delegato all’aniriciclaggio per il Consiglio nazionale dei commercialisti – proprio perché eccessiva sul fronte delle sanzioni. Dopo aver presentato un documento condiviso con una controproposta ci aspettavamo, e ancora ci aspettiamo, di essere riconvocati entro la fine dell’anno per concludere un lavoro che ci ha visto impegnati per quasi tutto il 2015». Il problema principale è che le sanzioni, ora elevate dallo schema di decreto legislativo, non fanno distinzione tra i diversi soggetti e mettono sullo stesso piano il professionista che lavora da solo, lo studio associato e la banca.
Secondo il Consiglio nazionale dei commercialisti «ci si trova ancora una volta di fronte a interventi legislativi non coordinati che, da un lato, producono un aggravio insostenibile delle sanzioni pecuniarie in corrispondenza di condotte che costituiscono il più delle volte inadempimenti formali e, dall’altro, lasciano di fatto insolute le ormai annose questioni connesse agli adempimenti previsti dalla normativa antiriciclaggio».
Analoga reazione quella del notariato. «Ci aspettavamo che il lavoro fatto al tavolo tecnico del Mef – spiega Salvatore Lombardo, delegato all’antiriciclaggio per il Consiglio nazionale dei notai – avrebbe trovato spazio nella norma di recepimento della IV Direttiva europea antiriciclaggio, e questa mancanza di coordinamento ci ha colto di sorpresa». I notai hanno creato una struttura ad hoc sull’antiriciclaggio diffusa sul territorio, con un referente presso ogni distretto notarile con compiti di coordinamento, assistenza e formazione. «Un’organizzazione che si è resa necessaria data la materia complessa e in continua evoluzione» spiega Lombardo.
D’accordo sulla depenalizzazione anche Marina Calderone, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro e ai vertici del Comitato unitario delle professioni: «I consulenti del lavoro e i professionisti ordinistici in generale sono assolutamente favorevoli alla deflazione del contenzioso, specie se va nella direzione di migliorare la situazione penitenziaria esistente nel nostro Paese. Ma per realizzarla – prosegue Calderone – non si può penalizzare chi è stato chiamato a sostituirsi allo Stato, che ha necessità di aiuto qualificato nella prevenzione dei fenomeni di riciclaggio. È necessario ora un confronto, anche in sede parlamentare, per trovare il giusto equilibrio tra le varie posizioni tutte degne della migliore tutela».
La partecipazione delle professioni alle segnalazioni antiriciclaggio, secondo i numeri raccolti dall’Unità di informazione finanziaria interna alla Banca d’Italia, è ancora piuttosto marginale: nel primo semestre 2015 sono state 1.898, su un totale di 39.021 e quindi il 4,9 per cento. I notai sono la professione più attiva sul fronte antiriciclaggio, nel primo semestre di quest’anno il 91% delle segnalazioni porta infatti la loro firma. E un risultato analogo si è registrato anche nel 2014. Al secondo posto con 110 alert i commercialisti, terzi gli studi associati, con 26, quindi avvocati (23) e revisori (7) .

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