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Antiriciclaggio per gli stipendi

Obblighi antiriciclaggio anche per la preparazione di buste paghe e contributi. L’attività non sarà più esentata dagli adempimenti dell’adeguata verifica della clientela (come attualmente è previsto dalla normativa vigente), diventando in tal modo oggetto di sorveglianza sul pericolo di riciclaggio di denaro.

Lo prevede il testo del dlgs di recepimento della IV direttiva che nel testo posto in consultazione dal ministero dell’economia, a fine dicembre, non ricomprende più l’espressa esenzione di cui all’articolo 12 del dlgs 231/2007. Non si tratta però, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, di una svista. I criteri del nuovo approccio basato sul rischio, in tema di antiriciclaggio, prevedono, infatti, che non ci siano più categorie esenti nel testo della normativa primaria, cioè nel decreto legislativo. Ciò comporta che, successivamente all’entrata in vigore del dlgs, la palla passerà al comitato di sicurezza finanziaria che dovrà valutare quali categorie sono a basso rischio o meno. L’esenzione, dunque, se arriverà, arriverà con un decreto del ministero in cui saranno raggruppate le categorie esenti o più precisamente con basso rischio riciclaggio. Dal ministero dell’economia fanno sapere, con specifico riferimento all’attività di redazione buste paghe e contributi, che i requisiti per considerarla a basso rischio riciclaggio permangono tuttora ma, per le nuove regole europee, il percorso è quello del passaggio al comitato e poi al decreto.

Il decreto legislativo di recepimento delle norme Ue antiriciclaggio, al momento, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è al vaglio dei dipartimenti per la legislazione, ed è atteso in uno dei prossimi consigli dei ministri. L’approvazione, almeno in prima lettura dal consiglio dei ministri, del decreto legislativo è prevista entro il 26 febbraio, altrimenti, per l’Italia, si aprirebbe il percorso della procedura di infrazione da Bruxelles.

L’allarme, su quella che è sembrata una svista, è stato lanciato dal consiglio nazionale dei consulenti del lavoro che ieri ha diffuso una nota dove evidenzia l’imprevisto nuovo onere. «Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro», si legge nella nota, «nel rilevare l’incongruenza dell’eventuale novella normativa, segnala che tale previsione comporterebbe per i professionisti un aggravio di lavoro sproporzionato rispetto al condiviso obiettivo della lotta al riciclaggio del denaro sporco. Sui soggetti abilitati dalla legge ricadrebbe, infatti, l’onere di un controllo preventivo sui svariati milioni di buste paga gestiti ogni mese, con relativo rallentamento di tutti gli altri adempimenti gestiti per conto della pubblica amministrazione».

Sul punto è intervenuta anche Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale che ha dichiarato: «Abbiamo rappresentato al viceministro dell’economia, Luigi Casero, le obiettive ragioni giuridiche per cui la gestione dei rapporti di lavoro e adempimenti connessi non possano rientrare nella nuova normativa antiriciclaggio. Settimana prossima», annuncia la Calderone, «ci sarà la prima riunione del tavolo antiriciclaggio con gli altri ordini interessati e siamo sicuri che le nostre motivazioni troveranno accoglimento».

La nuova disciplina, dunque, contenuta nella bozza di decreto legislativo di recepimento della direttiva 849/2015/Ue (quarta direttiva antiriciclaggio) – che andrà a modificare l’attuale impianto del decreto legislativo 231/2007 – estende l’adeguata verifica del titolare effettivo agli adempimenti in materia di amministrazione del personale (di cui alla legge 12/1979). Adempimenti, invece, esplicitamente esclusi dall’articolo 12 del decreto legislativo 231/2007 e dallo stesso Ministero dell’economia e delle finanze nell’interpretazione della normativa vigente.

Cristina Bartelli

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