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Antiriciclaggio, fiduciarie a due velocità

Scarsa dialettica tra le funzioni di controllo e gli organi aziendali, informazioni non aggiornate sull’origine dei fondi dei clienti e poca integrazione delle vari basi informative.

Sono alcune delle criticità emerse nell’attività di vigilanza svolta dalla Banca d’Italia sulle fiduciarie.

Il dato è emerso in occasione del convegno organizzato dall’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (Aidc) di Milano «Le società fiduciarie ex art. 106 Tub» tenutosi ieri a Milano, nel corso del quale è stato, tra l’altro, evidenziata dall’Unità di informazione finanziaria (Uif) l’importanza delle procedure di whistleblowing introdotte dall’articolo 48 della legge antiriciclaggio .

Parole di apprezzamento sono invece arrivate dalle Autorità di Vigilanza sulla sempre più vivace ed efficace collaborazione attiva dimostrata dalle società fiduciarie iscritte all’albo 106 che, per il quinto anno consecutivo, hanno inviato un numero di segnalazioni di operazioni sospette più che triplicato rispetto a quello delle fiduciarie non 106, nonostante queste ultime siano ancora le più numerose (circa 250 contro le appena 39 fiduciarie iscritte alla sezione speciale dell’albo 106 del Tub).

Il convegno è stata l’occasione per fare un primo bilancio pluriennale sulle fiduciarie iscritte all’albo 106 del Tub, sulle criticità emerse nel corso delle attività ispettive svolte dalla Banca d’Italia e per tracciare anche le possibilità nuove attività che le fiduciarie potranno svolgere negli anni futuri alla luce anche delle recenti novità normative concernenti l’istituzione del registro dei titolari effettivi e dei trust. La Banca d’Italia, dopo aver ricordato che l’iscrizione della fiduciaria alla sezione speciale dell’albo di cui all’articolo 106 del Testo unico bancario costituisce, per gli altri soggetti obbligati agli adempimenti antiriciclaggio (in primis banche ed intermediari) un fattore di mitigazione del rischio di riciclaggio rilevante ai fini dell’adeguata verifica della clientela, ha poi annunciato la prossima emanazione di specifiche linee guida per agevolare l’annuale esercizio di autovalutazione dei presidi antiriciclaggio divenuto obbligatorio anche per le fiduciarie a partire dal 2020.

Per consentire anche alle fiduciarie di stare al passo con i tempi sempre più brevi che impone il Fintech nella gestione della raccolta dei dati identificativi dei clienti la società potrà fare leva sul riformato articolo 30 del dlgs. 231/07 che prevede la possibilità di esternalizzare gli obblighi di identificazione e di verifica dell’identità del cliente e l’utilizzo di sistemi di identificazione a distanza.

Tra gli aspetti sui quali Banca d’Italia ha chiesto una sempre maggiore attenzione da parte degli operatori del settore vi sono i mandati societari ovvero le operazioni nelle quali la fiduciaria è chiamata ad intestarsi quote di società e quelle aventi ad oggetto polizze assicurative in relazione alle quali è stata rimarcata invece una scarsa attenzione ai beneficiari e alla variazione degli stessi nel corso del rapporto.

L’Uif, dopo aver evidenziato la crescente sensibilità delle fiduciarie nella lotta al riciclaggio mediante l’invio di segnalazioni di operazioni sospette (nel 2019 ne sono state inviate 546 dalle 39 fiduciarie 106 e 156 dalle circa 250 fiduciarie non 106) ha poi ricordato ai numerosi partecipanti presenti, che l’articolo 48 del dlgs. 231/2007, così come modificato ed integrato da ultimo con il decreto legislativo 125/2019 (con il quale l’Italia ha recepito la quinta direttiva antiriciclaggio) ha introdotto l’obbligo anche per le fiduciarie, sia per quelle iscritte all’albo 106 che per tutte le altre, di dotarsi di procedure per la segnalazione al proprio interno di violazioni potenziali o effettive delle disposizioni antiriciclaggio (cosiddetto whistleblowing).

Tali procedure dovranno assicurare la tutela della riservatezza dell’identità del segnalante e del responsabile contro eventuali condotte ritorsive, discriminatorie o comunque sleali che dovessero essere poste in essere contro di loro dal segnalato ovvero dalla società in conseguenza della segnalazione.

In tale contesto l’Uif ricorda che manca, però, nella attuale disciplina normativa una procedura di segnalazione alle Autorità di vigilanza (i.e. Banca d’Italia o Uif), contrariamente a quanto già invece previsto dal Testo unico bancario e dal Testo unico della finanza.

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