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Antiriciclaggio a carte scoperte

Le camere di commercio costituiranno un punto di riferimento fondamentale per tutti i destinatari della normativa antiriciclaggio. Tutte le persone giuridiche e gli altri soggetti analoghi saranno tenuti, attraverso il loro legale rappresentante, a depositare le informazioni necessarie a individuare i loro titolari effettivi.

È quanto emerge dall’art. 14, dello schema di decreto per il recepimento della direttiva 2015/849, relativo alla «Prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo» (e del regolamento Ue 2015/847), approvato ieri in Consiglio dei ministri (si veda quanto anticipato su ItaliaOggi di ieri). L’attuazione della direttiva in commento (c.d. IV direttiva) è previsto avvenga, secondo le indicazioni generali della legge 234/2012, attraverso la legge di delegazione europea che consentirà al governo di emanare la disciplina di recepimento con decreto legislativo entro il 26 giugno 2017.

Le principali novità della IV direttiva recepite nel decreto di delega

La IV direttiva (come peraltro le precedenti) crea le condizioni per un’armonizzazione minima delle legislazioni degli stati membri con la conseguenza che in sede di recepimento potrebbero verificarsi eventuali disallineamenti fra i diversi stati (ai quali è peraltro consentito adottare misure più rigorose per finalità di prevenzione).

Fra le principali disposizioni contenute nella direttiva che, qualora attualmente non previste nel dlgs 231/07 dovranno esser recepite dal legislatore italiano, si segnalano:

1. l’espressa inclusione dei reati fiscali nel novero dei reati presupposto di riciclaggio, in quanto rientranti nella definizione di «attività criminosa»;

2. la maggiore centralità attribuita nell’ordinamento antiriciclaggio all’approccio basato sul rischio;

3. la precisazione e l’ampliamento dei poteri e delle funzioni delle Unità di informazione finanziaria (Uif) dei singoli paesi;

4. l’adozione di misure volte a rafforzare la collaborazione internazionale tra le autorità antiriciclaggio;

5. il rafforzamento degli standard di trasparenza di strutture societarie, delle fondazioni e dei trust.

Il nuovo ruolo delle camere di commercio

Proprio in merito alla trasparenza delle strutture societarie appare rilevante quanto contemplato dal decreto di delega al governo nel quale è previsto che le persone giuridiche e gli altri analoghi soggetti, diversi dalle persone fisiche, «…ottengano e conservino informazioni adeguate, accurate e aggiornate sulla propria titolarità effettiva». Sono annunciate sanzioni, a carico degli organi sociali, per l’inosservanza di tale obbligo. Nei limiti del rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di tutela della riservatezza e protezione dei dati personali, viene inoltre previsto che dette informazioni siano registrate, a cura del legale rappresentante, in apposita sezione, ad accesso riservato, del Registro delle imprese di cui alla legge 29 dicembre 1993, n. 580 e rese tempestivamente disponibili a una serie di soggetti autorizzati a servirsi delle stesse. Fra questi si evidenziano le Autorità competenti alla vigilanza sul rispetto della normativa antiriciclaggio, le Autorità preposte al contrasto dell’evasione fiscale, i destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela, stabiliti in attuazione della direttiva (Ue) 2015/849 (professionisti, istituti di credito, società finanziarie ecc.), previo espresso accreditamento e sempre che l’accesso alle informazioni non esponga il titolare effettivo a pericoli per la propria incolumità ovvero riguardi persone fisiche minori d’età o altrimenti incapaci.

I costi previsti per la registrazione e l’utilizzo dei dati. In un interessante passaggio della relazione di accompagnamento al ddl si ipotizzano i possibili costi di gestione e consultazione dei dati antiriciclaggio presso il Registro imprese. Vi si legge a riguardo che: «( ) nella determinazione dei costi di gestione è necessario distinguere le due fasi di invio dell’informazione e di consultazione. Per la prima fase (invio dell’informazione) si fa riferimento, come elemento di base, al costo associato alla istruttoria complessiva (…). Tale costo si può determinare in un importo pari a circa 10-12 euro a pratica/comunicazione (diritti di segreteria e tariffa). In merito alla seconda fase (consultazione) i parametri di riferimento (sempre in coerenza di importi assimilabili già previsti dalla normativa vigente per il Registro imprese) possono essere determinati in circa 1 euro per operazione di consultazione».

Sanzioni. Viene, infine, meglio scandito il confine dei comportamenti che determinerà la possibilità di imbattersi in una sanzione penale: gravi violazioni degli obblighi di adeguata verifica e conservazione dei documenti, perpetrate attraverso frode, falsificazione o violazione del divieto di comunicazione dell’avvenuta segnalazione con reclusione fino a tre anni e multe fino a 30 mila euro.

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