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Antipedofilia solo all’assunzione

L’obbligo di richiesta del certificato antipedofilia sussiste solo al momento dell’assunzione del lavoratore da destinare ad attività con contatto diretto e regolare con minori. Non sussiste, invece, se il lavoratore, inizialmente assunto per un’attività senza contatto con minori, sia poi destinato ad attività rientrante nell’obbligo. Lo precisa il ministero del lavoro nell’interpello n. 25/2014.

Tre questioni. I chiarimenti arrivano in risposta ai quesiti di Federalberghi (federazione imprese italiane alberghi e turismo) che, per la corretta applicazione dell’art. 2 del dlgs n. 39/2014 (norme contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei minori), ha chiesto di sapere:

  • se il datore di lavoro debba richiedere il certificato penale del casellario giudiziale nel caso di assunzione di personale per lo svolgimento di attività di portineria, ricevimento, amministrazione, cucina, bar, sala e pulizia dei piani che possano implicare un contatto con minori;
  • se sussiste l’obbligo con riferimento al personale tutor di tirocinanti e/o di lavoratori minorenni;
  • se sussiste l’obbligo anche qualora l’adibizione ad attività «sensibile» si verifichi dopo la data di assunzione.

Quando ricorre l’obbligo. Muovendo dal citato art. 2 del dlgs n. 39/2014, il ministero ribadisce che l’obbligo ricorre nell’ipotesi di assunzione di personale per lo svolgimento di attività che hanno come destinatari diretti i minori, ovvero nell’ambito di attività che implichino un contatto necessario ed esclusivo con una platea di minori (circolare n. 9/2014). Di conseguenza, aggiunge, non rientrano nel campo di applicazione «quelle attività che non hanno una platea di destinatari preventivamente determinabile, in quanto rivolte a una utenza indifferenziata, anche se sia comunque possibile riscontrare la presenza di minori». Pertanto, nell’ipotesi di attività alberghiere, il certificato va richiesto solo per quelle attività che comportino contatto diretto esclusivamente con soggetti minori, come avviene ad esempio per l’addetto al c.d. miniclub o al babysitting; mentre non riguardano le attività del settore afferenti a ricevimento, portineria, cucina, pulizia piani in quanto in tal caso la platea dei destinatari non è costituita solo da minori, né tantomeno è preventivamente determinabile.

Tirocini e minorenni. Secondo il ministero, anche in presenza di tirocinanti o lavoratori minorenni in azienda, non c’è obbligo per il datore di lavoro di richiedere il certificato penale al personale impiegato e addetto ad attività di tutoraggio, se non destinato in via principale ad attività «sensibili». Ciò perché l’attività di tutoraggio a minori si svolge, di norma, in via eventuale e, comunque, complementare all’attività lavorativa principale per il cui svolgimento il lavoratore è stato assunto.

Obbligo all’assunzione. Infine, il ministero precisa che l’obbligo di richiesta del certificato penale sussiste al momento dell’assunzione del lavoratore e non anche nel caso in cui, nel corso di un rapporto di lavoro già instaurato, lo stesso sia successivamente spostato ad altra attività «sensibile». Per restare in tema, dunque, per il lavoratore assunto quale addetto al ricevimento di un albergo non c’è obbligo di richiesta del certificato; e nemmeno occorre chiederlo se poi (un giorno, un anno o un mese dopo; o anche subito dopo l’assunzione) gli venga cambiata mansione per essere impiegato in un mini-club dello stesso albergo.

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