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Antievasione senza scappatoie

Stop all’evasione fiscale perpetrata dalle grandi aziende spostando i profitti verso paesi a bassa tassazione. Dopo aver preso atto delle iniziative messe in atto da Londra, Roma e Parigi contro i giganti di internet, la Commissione europea ha presentato ieri una risposta comune a un problema condiviso: chiudere le scappatoie consentite dalla direttiva sulle società madri e figlie, evitando che in futuro le imprese possano continuare a trarre profitto dalle differenze di tassazione dei pagamenti infragruppo all’interno dell’Ue. «La politica fiscale comunitaria è fortemente incentrata sulla creazione di migliori condizioni per le imprese all’interno dell’Unione», ha spiegato Algirdas emeta, commissario europeo per la Fiscalità. «Questo significa abbattere le barriere fiscali e combattere i problemi di dimensione transfrontaliera, come la doppia tassazione. Ma quando si abusa delle nostre leggi per evitare di pagare qualsiasi tassa, dobbiamo adeguarle. La proposta odierna (ieri per chi legge, ndr) garantirà che la nostra legge venga rispettata anche nello spirito oltre che alla lettera. In tal modo assicurerà maggiori introiti per i bilanci nazionali e una concorrenza più leale per le nostre imprese». La nuova legislazione non si rivolge, tuttavia, solamente alle grandi società del calibro di Google, Facebook o Apple, di recente accusate di aver evaso le tasse in diversi paesi, ma affronta un problema fortemente sentito anche tra molte aziende minori che sfruttano questi schemi per evadere le tasse arrecando ogni anno una perdita per le casse degli stati quantificata in parecchi miliardi di euro.

Ma quali sono le novità previste dalla modifica alla direttiva Parent-Subsidiary? In primo luogo la Commissione ha proposto di introdurre una revisione della clausola antiabuso, ovvero la salvaguardia contro le pratiche fiscali abusive. In linea con la raccomandazione della Commissione sulla pianificazione fiscale aggressiva, la proposta obbliga gli stati membri a adottare una norma comune antiabuso. Questo consentirà loro di ignorare le scappatoie artificiose usate per evadere le tasse e di garantire che l’imposizione fiscale avvenga sulla base di una reale sostanza economica. Non solo. I vertici fiscali di Bruxelles hanno proposto un inasprimento della direttiva in modo da escludere da esenzioni fiscali alcuni meccanismi di pianificazione fiscale, come i cosiddetti «accordi di prestito ibridi». Attualmente la direttiva sulle società madri e figlie obbliga gli stati membri a riconoscere alle società madri un’esenzione fiscale per i dividendi che ricevono dalle società controllate in altri stati membri. In alcuni casi, tuttavia, gli stati membri in cui sono basate le società controllate classificano tali pagamenti come rimborsi di prestiti detraibili dalle tasse. Ne consegue che i pagamenti della società controllata alla società madre non sono tassati. In base alla proposta, se un pagamento relativo a un prestito ibrido è fiscalmente deducibile in uno stato membro, deve essere tassato nello stato membro in cui ha sede la società madre. Questo impedirà alle imprese transfrontaliere infragruppo di pianificare i propri pagamenti in modo da beneficiare di una «doppia non imposizione». La direttiva sulle sussidiarie era stata concepita originariamente per evitare una doppia tassazione in capo a società appartenenti allo stesso gruppo, con base in diversi stati. Ma alcune aziende sono andate oltre le buone intenzioni mettendo a punto una complessa architettura tributaria che, sfruttando le falle di un sistema disegnato su 28 diverse legislazioni, consentiva di non pagare le tasse tout court. La proposta di revisione della direttiva presentata ieri a Bruxelles da emeta fa parte del piano d’azione della Commissione presentato nel dicembre 2012 contro l’evasione fiscale. Adesso gli stati membri avranno tempo fino al 31 dicembre 2014 per recepire il testo modificato.

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