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Antievasione con effetto boomerang

Semplificare i 108 adempimenti fiscali che gravano su professionisti e imprese è la sfida su cui entrerà nel vivo il confronto fra agenzia delle Entrate e categorie produttive. Eppure sul tavolo del prossimo Governo ci sarà anche un altro problema: come rendere meno costosa e più efficace per tutti la compliance, ovvero la fedeltà fiscale dei contribuenti. Le norme introdotte negli ultimi anni per contrastare l’evasione, da quella sulle società in perdita triennale all’obbligo di comunicare i beni ai soci o agli accertamenti per gli errori nei modelli sugli studi di settore, rischiano di trasformarsi in un boomerang e di complicare la vita ai contribuenti interessati, all’amministrazione finanziaria che deve fare i controlli, e di diventare nei prossimi anni un ulteriore motivo di contenzioso.
Misure a confronto delle quali il nuovo redditometro, su cui sta montando un clima di preoccupazione nell’opinione pubblica, esce molto meglio. Anche perché i soggetti a rischio, prima di essere accertati, dovranno comunque essere ascoltati dall’amministrazione finanziaria e avranno l’opportunità di giustificare le contestazioni sugli scostamenti tra spese effettuate e redditi.
La diagnosi degli operatori
Gli operatori sollecitano la necessità di un restyling del sistema dopo l’occasione persa della delega fiscale, che non è andata in porto nella legislatura appena conclusa. Un’occasione che sarebbe servita a definire meglio anche il perimetro dell’abuso del diritto, che è una delle principali fonti d’incertezza in ambito fiscale, perché espone le imprese a contestazioni sulla legittimità delle scelte economiche effettuate.
La questione, però, tocca da vicino anche le disposizioni che già esistono. «L’esigenza di contrastare l’evasione e la ricerca affannosa del gettito – nota Paolo Moretti, commercialista e presidente dell’Istituto per il governo societario (Igs) – ha fatto crescere in modo disordinato le norme, contribuendo a creare regimi diversi di tassazione e adempimenti sempre più complessi. È urgente avviare una riforma dell’intero sistema fiscale, con la stesura di un codice tributario e con l’attribuzione del rango di norma sovraordinata allo Statuto del contribuente».
Per Andrea Trevisani, direttore delle politiche fiscali di Confartigianato, l’amministrazione finanziaria dovrebbe mettere in campo un controllo «non ex ante, ma ex post su quanto sono efficaci determinate norme, su quanto hanno permesso di incassare in termini di recupero d’imposta, e su quanto abbiano funzionato come deterrente dell’evasione fiscale. Con una verifica di questo tipo – conclude Trevisani – sarebbe possibile modificare o addirittura abrogare le disposizioni che si sono rivelate inefficaci».
Sul fatto che moltiplicare le comunicazioni e le presunzioni a carico di tutti i contribuenti non garantisca il risultato di scovare i veri evasori sono quasi tutti d’accordo: «Gli obblighi di comunicazione previsti dalla primavera del 2008 – ricorda Claudio Carpentieri, responsabile dell’ufficio politiche fiscali Cna – sono ben dieci. A queste si devono aggiungere le varie misure che danno sempre più poteri all’amministrazione finanziaria per esercitare i controlli e ribaltano sui contribuenti l’onere delle verifiche. Così i contribuenti onesti pagano due volte: prima versano anche i tributi di chi non paga le tasse, e poi pagano gli oneri amministrativi giustificati dalla lotta all’evasione».
Non solo comunicazioni
Il problema, quindi, non sta solo nelle comunicazioni e negli adempimenti. La restrizione dei margini di difesa in caso di prelievi eccessivi dai conti correnti che vengono tramutati in presunzione di nero, la contestazione dell’economicità delle spese possono portare ad alimentare un “duello” tra fisco e contribuenti a colpi di diversa interpretazione di norme e di commi. Un aspetto che non può sfuggire a chi sarà chiamato nel prossimo Parlamento ad approvare nuove disposizioni antievasione.

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