Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Anticorruzione, la legge parte fra tanti dubbi e nuovi oneri

Anticorruzione, nuovi oneri per le imprese. La pensano così, molti avvocati, passando al setaccio le norme varate dal parlamento in materia di lotta alla corruzione. «La legge 190/2012 ha generato una maggiore consapevolezza da parte delle imprese del carattere endemico del fenomeno corruttivo in tutte le sue manifestazioni», commenta con AvvocatiOggi Alessandro De Nicola, senior partner di Orrick. «Nel contempo, ha creato incertezza da parte di molti clienti sui parametri dettati dalla normativa e la necessità di acquisire indicazioni operative chiare ai fini dell’aggiornamento in chiave anticorruttiva del Modello adottato.

Si attende di capire come si atteggerà la giurisprudenza in materia e quali atti operativi dell’azienda (es. sponsorizzazioni, omaggistica, congressi) saranno considerati corruttivi nei confronti della clientela o potenziale tale e quindi a rischio di reato». De Nicola non nasconde alcune perplessità sulla recente disciplina introdotta in Italia in materia di anticorruzione. Gli fa eco Bruno Cova, partner di Paul Hastings, il quale, alla luce dei recentissimi casi Finmeccanica, Augusta, Westland e Fiat, sottolinea come «per molti aspetti la legge anti-corruzione è un’occasione mancata di una completa riforma di un settore del nostro ordinamento, ancora non in grado di prevenire e reprimere efficacemente il fenomeno corruttivo.

Sarebbe stato auspicabile un intervento più incisivo del legislatore, in particolare in materia di prescrizione del reato, di falso in bilancio e di corruzione tra privati». «La riforma ha rafforzato i rimedi repressivi, mediante la modifica di fattispecie di reato già esistenti, l’aggravamento delle sanzioni applicabili, e l’introduzione di nuove fattispecie, tra cui il c.d. «trading in influence», l’utilizzo della carica pubblica per fini privati. Sono state, inoltre, rafforzate le misure di prevenzione, come l’adozione obbligatoria da parte delle amministrazioni di piani di prevenzione del fenomeno corruttivo e di codici di comportamento dei dipendenti pubblici» aggiunge Cova.

Per Gianmaria d’Amico, a lungo legale interno di importanti gruppi italiani, ora libero professionista, «è positiva l’introduzione del reato di «traffico di influenze illecite» (art. 346 bis) volto a tagliare quel sottobosco di personaggi che svolgono (o più spesso, millantano) attività di mediazione sfruttando i rapporti verso la pubblica amministrazione. Convince meno invece la formulazione del reato di Corruzione tra privati (2635 c.c.), dato che sussiste solo se chi riceve il vantaggio indebito viene meno ai propri obblighi verso la propria società e se causa un danno alla società stessa, altrimenti la corruzione non è perseguita. Mi pare che si tuteli più la fedeltà aziendale che non il mercato».

Secondo Tommaso Paparo, socio fondatore dello studio legale Regula Network e consulente giuridico di Federutility «la legge apre una nuova stagione nei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini.

Le riforme del 1990 (legge n. 241 sul procedimento amministrativo) ci aveva consentito di avere strumenti di conoscenza tuttavia limitati, riferendosi prevalentemente alla motivazione e all’istruttoria: in sostanza era consentito di conoscere il perché delle decisioni assunte. Oggi, la trasparenza della p.a. trova un nuovo alleato nella tecnologia e nel processo di progressiva informatizzazione, sicché si passa, nell’era dell’open data, al diritto di conoscere l’operato della p.a., ben oltre il profilo strettamente motivazionale, fino a sindacare il merito anche economico delle decisioni e gestione, soprattutto per quanto concerne gli appalti ed i servizi». Uno degli obiettivi cui tende la nuova disciplina è la prevenzione. «Occorrerà attendere l’adozione dei regolamenti attuativi. Quanto alle modifiche sostanziali del codice penale, a misure certamente efficaci, quale l’introduzione del reato di traffico di influenze illecite, si sono aggiunte quelle meno efficaci, quale lo scorporo della concussione per induzione dalla figura originaria e la creazione della induzione alla corruzione, con conseguente punibilità del soggetto indotto, che potrebbe ridurre e di molto le denunce di condotte che, se pure non violente, sfruttano pur sempre il metus potestatis, indotto dal pubblico ufficiale», sottolinea Caterina Malavenda, penalista. «Il problema principale sarà capire bene l’effetto delle modifiche sui processi in corso, ad esempio quelli per concussione per induzione, trasformata in indebita induzione; o gli esatti confini delle nuove figure, quale il traffico di influenze illecite. Inoltre, ci sono tutti i problemi derivanti, ad esempio, dall’obbligo per le amministrazioni di dotarsi di piani annuali anticorruzione e di istituire il responsabile per la prevenzione della corruzione negli enti locali, con la valutazione delle conseguenze, amministrative, con ricadute nei processi penali, però, ove il piano non abbia funzionato» conclude.

Solleva alcuni dubbi anche Gabriele Casartelli, dello Studio Amodio, presidente del Centro Studi Ambrosoli, secondo il quale «per quanto riguarda il settore penale, credo che le questioni irrisolte ruotino, anzitutto, attorno alla punibilità del privato per la nuova fattispecie di induzione indebita a dare o promettere denaro o altra utilità in relazione a un fenomeno nel quale, in sostanza, egli rimane pur sempre vittima dell’abuso del pubblico funzionario. Ulteriormente, l’introduzione nell’ordinamento del nuovo reato che sanziona il traffico di influenze illecite, volto a contrastare la zona grigia delle relazioni personali privilegiate in cui spesso ha origine e si sviluppa la corruzione, non è stata accompagnata da una opportuna rivisitazione del delitto di millantato credito, che rischia di sovrapporsi a questo nuovo reato. Infine, malgrado la sua denominazione, la fattispecie di corruzione privata introdotta dalla legge 190 non sembra sanzionare effettivamente un fenomeno di corruzione avente rilievo pubblicistico».

Guardando al futuro, quali indicazioni emergono? Se per la Malavenda si deve parlare «Di un’occasione sfruttata solo a metà, che crea anche vuoti, oltre che riempire spazi e che non appare così efficace come dovrebbe, specie sulla prevenzione, avendo preferito intervenire sulla patologìa che deriva dalla mancata o difettosa disciplina sulla trasparenza e sui controlli», per De Nicola «la riforma, se da un lato costituisce una risposta dell’Italia alle richieste di adeguamento formulate dall’Ocse a livello sovranazionale, dall’altro presenta alcune carenze operative. Guardando agli altri paesi, in particolare all’esperienza Uk, uno strumento interessante da introdurre anche nel nostro ordinamento, con riguardo al reato di corruzione tra privati, in quanto di grande vantaggio per le imprese che intendono adeguarsi a tale normativa, potrebbe consistere nell’emanazione da parte del ministero di dettagliati «principi guida» che l’ente sarebbe, di fatto, tenuto a seguire affinché le sue procedure possano ritenersi adeguate, analogamente a quanto già attuato dal ministero della Giustizia britannico e in virtù di quanto già previsto dal Consiglio dei ministri del 16 gennaio 2013, per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione».

Solleva dubbi Cova, per il quale «con la legge anticorruzione si poteva fare di più. La riforma non ha modificato i termini di prescrizione applicabili, nonostante le raccomandazioni dell’Ocse. Non è stata inoltre modificata la disciplina del reato di falso in bilancio, che è punito molto severamente in altri ordinamenti, e che viene spesso utilizzato per la creazione di liquidità “non ufficiale”, e strumentale alla commissione di reati molto gravi quali, appunto, la corruzione, il riciclaggio di denaro sporco, oltre all’evasione fiscale e all’indebito arricchimento». Dubbi anche per Filippo Satta, fondatore dello studio Satta Romano e Associati. «La finalità della legge n. 190/2012, prevenire la corruzione, non sembra raggiunta. Non si può pensare di affrontare un fenomeno simile, inseguendo modelli burocratici. Occorre affrontare il tema di come deve svolgersi l’attività amministrativa. La corruzione è uno strumento tipicamente anticoncorrenziale, per che consente di orientare la scelta dell’amministrazione «pagandola» di nascosto. Questo è possibile, perché in tutti i procedimenti ci sono aree riservate, cui non si accede, ovvero, cui solo pochi possono farlo. Ma se la corruzione sposta la scelta, l’unica prevenzione sta nell’impedire ex ante che la corruzione operi, cioè, che la scelta venga spostata di nascosto. Occorre cioè ripristinare condizioni di mercato, in cui c’è parità di condizioni tra tutti gli operatori. Ottenere questo non è difficile. Basta rendere ogni procedimento amministrativo aperto, trasparente, accessibile a tutti; definire ex ante tutto ciò che può esserlo (specifiche tecniche, ad es.) o chiarendo subito, fin dall’inizio, che cosa dovrà essere messo a punto nel corso della procedura. Se tutti possono sapere tutto di tutti, discorsi one-to-one da cui qualche cosa viene snaturata diventano estremamente difficili». Guardando alle imprese D’Amico sottolinea che «per evitare la responsabilità delle società potrebbe essere opportuno un adeguamento dei modelli organizzativi per garantire una maggior trasparenza nei processi di vendita e negli acquisti da parte della forza commerciale (autorizzazioni, prezzi, sconti, storni, ma soprattutto regali, incentivi ecc.) con obbligo d’informazione agli organi di vigilanza. Questa potrebbe essere un’altra occasione per attuare il dlgs 231/01 in modo non superficiale o solo di facciata». Per Paparo «gli impatti sui contratti pubblici, con particolare riguardo ai bandi di gara, ai casi di nullità parziale delle clausole arbitrali dei bandi per omessa autorizzazione preventiva, stante le limitazioni apportate dalle nuove disposizioni, e la possibilità di prevedere nei bandi l’esclusione automatica delle imprese che non aderiscono ai protocolli di legalità».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa