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Anticipo e pensioni d’oro nel menu della manovra

L’anticipo della pensione per i lavoratori a pochi anni dai requisiti per il ritiro e che hanno perso il posto; lo sblocco delle rivalutazioni degli assegni fino a sei volte il minimo; uno stop del cumulo pensione-reddito da lavoro per chi ha un contratto con la Pa, se i due trattamenti insieme superano il tetto fissato per le retribuzioni pubbliche. Sono queste le voci più importanti del “menù previdenziale” che dovrebbe essere servito con la legge di stabilità 2014, domani al vaglio del Consiglio dei ministri. Un’offerta che si potrebbe completare con misure altrettanto importanti e attese. Come quelle per gli esodati, con la gestione delle risorse stanziate per le salvaguardie tramite il fondo occupazione del ministero del Lavoro. O, ancora, per le casse privatizzate, con una norma di interpretazione autentica della Finanziaria 2007 destinata a rafforzare le gestioni che hanno applicato il calcolo contributivo pro-rata negli ultimi anni (si veda l’articolo a fianco).
Quello che non ci sarà, perché costerebbe diversi miliardi all’anno e sarebbe incompatibile con l’annunciato taglio del cuneo fiscale, è l’apertura a forme di pensionamento flessibile, con penalizzazioni sugli anni di anticipo rispetto ai requisiti ordinari di accesso. Il ministro Enrico Giovannini si è espresso nettamente su questo punto la settimana scorsa in Parlamento, ma c’è da aspettarsi una pressione forte (soprattutto da una parte del Pd) che chiede questo intervento “in cambio” della concessione fatta sull’Imu per la prima casa.
L’anticipo della pensione
La misura che si annuncia più originale e interessante prevede la possibilità di riconoscere con un anticipo di 2/3 anni la pensione maturata a soggetti rimasti senza impiego e senza ammortizzatore sociale, con almeno 62 anni di età e 35 di contributi. Una sorta di sussidio di ultima istanza, che potrebbe interessare 10-15mila ex lavoratori nel 2014. Nuovi pensionati, che poi dovrebbero restituire all’Inps l’anticipo con micro-prelievi sull’assegno, una volta scattati i requisiti ordinari di accesso. Il provvedimento è stato messo a punto anche con una stima del flusso di cassa che si determinerebbe, la cui copertura sarà garantita dall’insieme dei risparmi della legge di stabilità.
Le rivalutazioni
Dal primo gennaio del 2014 ripartirà l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione dopo il blocco dei due anni precedenti. La rivalutazione agirà sugli importi fino a sei volte il minimo con la progressione prevista finora: per il 100% dell’assegno fino a tre volte il minimo, 90% sulla parte da tre a cinque volte, del 75% per la fascia eccedente cinque volte il minimo. Per le pensioni oltre i 3.000 euro lordi mensili il blocco rimane e il Governo valuterà nel 2015 che cosa fare. Le ipotesi in campo sono diversa: riducendo al 25% la rivalutazione sullo scaglione che supera la soglia, si avrebbero risparmi per 60 milioni nel 2015 e 120 milioni nel 2016.
Pensioni d’oro e cumulo
Non dovrebbe mancare un intervento sulle pensioni più elevate, usando il tetto alle retribuzioni nel pubblico impiego (300mila euro l’anno lordi, ovvero l’assegno del primo presidente della Cassazione). I pensionati che dovessero avere un reddito da lavoro tramite un contratto con la Pa non potranno cumulare più di quella cifra. Si tratterebbe di una misura più che altro simbolica, ma di chiaro valore solidaristico. Sembra invece fuori portata l’ipotesi di un ricalcolo di tutte le pensioni vigenti con il contributivo pieno, per stabilire una soglia di equilibrio attuariale valido per determinare un eventuale prelievo solidaristico. L’operazione si scontrerebbe anche con la mancanza di dati certi sulle prestazioni pubbliche degli anni precedenti la riforma del ’95.
Il nodo esodati
Il ministro Giovannini ha fatto propria la proposta di emendamento del Pd al decreto Imu-Cig per il riconoscimento della salvaguardia anche ai familiari dei disabili che erano in congedo al momento del varo della riforma Fornero e che maturano i requisiti entro il 2015. Si tratta di circa 2.500 persone che saranno salvaguardate e che si aggiungono alle 6.500 già previste dal decreto stesso. Le salvaguardie complessive salgono così a 140mila per una spesa di 10,4 miliardi a fronte dei 93 miliardi di minore spesa generati da qui al 2021, determinati dalle sole nuove soglie di accesso della riforma Fornero. Altri casi potrebbero essere affrontati e risolti in via amministrativa. Nella legge di stabilità o in un suo “collegato” dovrebbe arrivare una norma che garantisce una gestione in continuità di queste risorse, tramite il fondo occupazione del ministero del Lavoro.

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