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Anti-spread, Monti ottiene la conferma

Lo scudo anti-spread, quel meccanismo di stabilizzazione dei mercati voluto dall’Italia per attivare Efsf o Esm sul mercato primario e secondario dei titoli di Stato per premiare gli Stati “compliant” con il Patto di Stabilità – e perfettamente in linea con gli impegni già presi a Bruxelles su rigore di bilancio e riforme strutturali – si farà. Questo strumento, mirato alla riduzione del costo del rifinanziamento del debito pubblico dei soli Paesi “virtuosi”, si aggiungerà agli interventi di puro salvataggio degli Stati in difficoltà e, proprio per rimarcare questa sostanziale differenza, non imporrà condizioni o impegni aggiuntivi. È quanto è stato ribadito ieri dall’Eurogruppo ed è quanto è stato incassato ieri stesso da Mario Monti, partecipante alla riunione nella veste di ministro dell’Economia e uscito prima della conclusione dell’incontro. Pur se ancora privo degli indispensabili dettagli tecnici, lo scudo anti-spread aveva bisogno in tempi rapidi di una riaffermazione politica forte dopo l’avvio a razzo al Consiglio Europeo di fine giugno e il successivo stop-and-go di Finlandia e Olanda.
Per ottenere il via libera dei ministri delle Finanze e dell’Economia dei 17 compresa la Finlandia, anche se solo a conferma delle linee di principio decise all’unanimità dal Consiglio europeo e quindi non trattabili, Monti non è arrivato a Bruxelles a mani vuote. La spending review è stata approvata dal Consiglio dei ministri, con misure e cifre dettagliate, in tempo per la riunione a Bruxelles. Monti ha voluto dimostrare che l’Italia, dopo aver blindato i conti pubblici e il pareggio di bilancio (con una riforma delle pensioni tra le più aggressive nell’area dell’euro), ha varato riforme strutturali importanti per la crescita, dal lavoro alle liberalizzazioni. Il Governo dei tecnici ha da ultimo impostato i lavori per avviare la valorizzazione e dismissione del patrimonio dello Stato, per garantire ai partners europei che l’Italia non si tira indietro nel mettere a disposizione gli assets pubblici pur di ridurre lo stock di uno straripante debito pubblico.
Monti ha incontrato ieri mattina il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, nella sede della Commissione europea, in preparazione dell’Eurogruppo: Rehn ha «molto apprezzato» le misure sulla spending review illustrategli dal premier. «Sono in linea con le raccomandazioni della Commissione Ue, approvate dal Consiglio Ue», ha riferito il portavoce di Rehn. Monti ha successivamente avuto un incontro con il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker: al centro del colloquio la messa a punto dei dettagli operativi collegati alle decisioni prese dal vertice Ue della scorsa settimana. Persino la Finlandia, tramite le dichiarazioni del suo ministro Jutta Urpilainen, ha ammesso che «il calo dei differenziali italiani e spagnoli è anche nell’interesse della Finlandia».
Nel corso dell’Eurogruppo, chiamato ad affrontare tutti i temi emersi al Consiglio europeo compreso lo scudo anti-spread – senza necessariamente stabilire i dettagli degli ammontari disponibili per l’acquisto dei titoli di Stato su primario e secondario – , Monti ha avuto l’opportunità di chiarire la posizione italiana sulla condizionalità ex-ante e sul monitoraggio ex-post degli Stati aiutati da Efsf o Esm. L’Italia non è contraria al rispetto di condizioni sui conti pubblici e riforme, per ottenere aiuti esterni: ma vuole che gli impegni vengano riconosciuti quando già presi e rispettati, come nel caso italiano. Se Efsf o Esm dovessero iniziare ad acquistare i BTp in asta o sul secondario, come scudo, questo intervento verrebbe basato sul riconoscimento ex-ante a favore di un’Italia già perfettamente in linea con i diktat del Patto di Stabilità: un attestato siglato dagli Stati dell’Eurozona in un Memorandum of Understanding speciale, redatto per incoraggiare il ritorno della fiducia sui mercati. L’Italia non si sottrarrebbe al monitoraggio ex-post: questo, tra l’altro, avviene già. L’attivazione dello scudo anti-spread serve a mantenere aperto l’accesso ai mercati dello Stato aiutato, non a chiuderlo per perdita di fiducia nel Paese assistito. L’Italia è pronta a modificare lo statuto dell’Esm per accogliere le novità sullo scudo: i trattati non sono un tabù, possono e devono essere modificati per accompagnare il progresso dell’unione fiscale e politica europea.

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