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Ansaldo Energia, Siemens pronta al ritiro

Siemens non è disposta a comprare Ansaldo Energia ad ogni costo, ma per il momento si trincera solo dietro un «no comment». Il Financial Times ieri ha rilanciato la notizia che il gruppo tedesco non sarebbe disposto ad aumentare l’offerta avanzata a Finmeccanica, pari a 1,3 miliardi di euro per l’intero capitale, e non sarebbe disponibile a restare al tavolo delle trattative se queste dovessero protrarsi oltre l’inizio di novembre. Una presa di posizione che arriva dopo l’annuncio di un’offerta da parte di una cordata di imprenditori italiani guidati dal Fondo strategico italiano (controllato dalla Cdp) – e di cui fanno parte Acciaierie Venete, il gruppo Camozzi e Davide Usberti, patron di Gas Plus – ma che in verità sembra più un altolà che la reale intenzione di abbandonare la partita. Fonti vicine all’operazione fanno notare infatti come nessuna richiesta di alzare l’offerta sia stata avanzata a Siemens. La proposta economica dei tedeschi, tra l’altro, va approfondita: la valorizzazione di 1,3 miliardi prende in considerazione l’equity value e non l’enterprise value. Questo significa che al valore riconosciuto all’asset – ai fine del calcolo dell’esborso cash – va scalato il debito di Ansaldo Energia, che si aggira sui 300-400 milioni: il controvalore che Finmeccanica potrebbe ricavare dall’offerta tedesca per la sua quota del 55 per cento oscilla dunque tra 500 e 550 milioni.
Siemens, inoltre, era consapevole dell’intenzione di Fsi di mettere assieme una cordata italiana per fare un’offerta concorrente, per cui l’annuncio ufficiale per il momento poco cambia le cose. La società tedesca non ha con Finmeccanica una trattativa in esclusiva, per cui può ritenere lesa la propria posizione dall’arrivo di un concorrente. E in verità non si può escludere che anche altri pretendenti esteri si siano fatti più o meno ufficialmente avanti.
Sicuramente c’è una volontà di far capire che il gruppo tedesco rappresenta un acquirente finanziario solido e di qualità, sia per le sue dimensioni sia perchè sinora ha fornito ad Ansaldo Energia la tecnologia per il suo business, ovvero la produzione di turbine, e continuerebbe a farlo. Ma non si può trascurare il fatto – fa notare qualcuno – che la cordata italiana è guidata, certo, da un fondo riconducibile al Governo italiano ma che l’effettiva percorribilità e sostenibilità dell’operazione in chiave tricolore è da dimostrare. Anche se la cordata italiana rilevasse il 30% del gruppo geneovese resterebbe comunque aperto il tema della partnership industriale, irrinunciabile per Ansaldo Energia se vuole restare competitiva sui mercati internazionali nel lungo periodo. Proprio per questo motivo Fsi è alla ricerca di un player estero del settore; contatti sono stati avviati in questo senso con l’obiettivo di integrare la cordata nel primo semestre del prossimo anno. Ma il punto di vista di uno dei gruppi più forti al mondo nel settore – come sono i tedeschi di Siemens – è che difficilmente un partner industriale estero entrerebbe nel capitale di Ansaldo Energia in posizione di minoranza per poi restarvi nel lungo periodo. E senza avere, almeno nel medio periodo, la prospettiva di salire in maggioranza.
Sono tutte considerazioni che rendono al momento non molto sensato un passo indietro da parte dei tedeschi. Certo, nel momento in cui Finmeccanica decidesse di accordare la preferenza a Fsi&Co il dietrofront sarebbe inevitabile. Ma tanto vale giocarsela fino alla fine.
Un portavoce del gruppo tedesco, comunque, ieri ha risposto con un «no comment» alle domande dei giornalisti sulla questione, ma anche qui è la risposta che Siemens ha deciso di dare a qualsiasi domanda si ponga loro in queste settimane sulla questione del gruppo genovese.
Ieri in ogni caso il titolo Finmeccanica ha segnato un rialzo del 2% (+1,53% la chiusura) in Borsa sulla scia delle notizie relative ai piani della cordata italiana e alle altre dismissioni che la società di piazza Monte Grappa ha in cantiere.

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