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“Ansaldo Energia resti italiana” Il Tesoro si schiera con il progetto Cdp

MILANO — Il governo si fa paladino dell’italianità delle imprese nazionali e si tiene strette le sue controllate. In particolare le aziende leader come Eni ed Enel in grado, nonostante la crisi, portano nelle casse pubbliche ricchi dividendi. Molto all’osso, è il messaggio mandato ai mercati, ma anche alla politica dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli, durante un’audizione in Parlamento.
Un intervento che ha avuto il pregio di chiarire la posizione di Palazzo Chigi su alcune operazioni che incideranno non poco sul futuro delle controllate del Tesoro quotate in Borsa. La prima riguarda il piano di dismissioni di Finmeccanica, votato da cda per ridurre il debito di almeno un miliardi degli oltre quattro che gravano sulla società guidata da Giuseppe Orsi. Le società messe sul mercato, Ansaldo Energia, Ansaldo Breda e Ansaldo Sts, devono restare italiane. Il governo appoggia il progetto cui sta lavorando Cassa depositi e prestiti, il cui Fondo strategico potrebbe rilevare e quote di Finmeccanica, con tutta probabilità assieme a una cordata di imprese italiane.
Grilli lo ha spiegato così: «Fa parte del ruolo strategico della Cassa Depositi e Prestiti, se ci sono aziende italiane ritenute tecnologicamente importanti e che hanno un mercato globale, che possano essere mantenute italiane. Se la Cassa ha individuato, nella sua autonomia, Ansaldo Energia come una delle possibili aziende intorno a cui costituire un interesse privato italiano, certamente penso che sia utile».
Grilli ha citato Ansaldo Energia (1,3 miliardi di ricavi, di cui il 70% all’estero), perché la società genovese stava per essere ceduta ai tedeschi di Siemens. Ma l’intervento della Cdp ha ribaltato la situazione. Anche perché, soltanto fino a pochi giorni fa, i vertici di Finmeccanica facevamo trapelare di esser certi dell’appoggio del governo nel piano di dismissioni, compresa la possibilità di vendita a gruppi stranieri. Ansaldo Breda, ad esempio, potrebbe interessare ai giapponesi di Hitachi e ai francesi di Alstom. In realtà, secondo alcuni fonti, il progetto cui starebbe lavorando Cdp è più ampio, perché l’offerta potrebbe riguardare tutte le controllate che Finmeccanica vuole cedere per concentrarsi sulle attività del settore difesa.
La difesa dell’italianità si allarga anche alle altre controllate del Tesoro. Per ora (e Grilli lo ha detto chiaramente) le quote di controllo di Enel ed Eni non saranno messe sul mercato, come proposto sia da esponenti politici, sia dal mercato. Le due società sono strategiche – ha sostenuto il ministro – perché in questo momento i problemi «energetici e dell’approvvigionamento non consigliano la dismissione delle partecipazioni in Eni ed Enel».
Non solo. Grilli nel suo ragionamento, ha aggiunto un passaggio che non sarà certo piaciuto ai più liberisti: «Per qualsiasi partecipazione vale anche il calcolo tra flussi e stock». Cosa significa? «Occorra fare questa analisi: se conviene vendere o tenere la partecipazione a fronte di un flusso di dividendi importanti ».

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