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Ansaldo Energia, opzione Cassa depositi e prestiti

Per Ansaldo Energia adesso si pensa all’intervento della Cassa depositi e prestiti. Bloccata dal governo la vendita della maggioranza della società alla coreana Doosan, Finmeccanica non cambia idea: il gruppo guidato da Alessandro Pansa conferma l’obiettivo di dismettere larga parte del suo pacchetto, pari al 55%, per concentrarsi nell’aerospazio e difesa.
C’è un piano B, nella mente dei negoziatori di Finmeccanica, che fa perno sul salvadanaio della Cdp, anch’essa a controllo pubblico (l’80,1% è del ministero dell’Economia), o del suo braccio Fondo strategico italiano (Fsi). Anche in questo caso sarebbe necessaria l’approvazione del governo, tutta da verificare. Il vincolo fissato dalla legge al Fsi è di acquisire partecipazioni solo di minoranza e non in società con squilibrio economico-patrimoniale.
Ansaldo Energia ha un bilancio positivo. Un intervento del sistema Cdp consentirebbe di mantenere in mani italiane almeno la metà dell’Ansaldo: Cdp-Fsi potrebbero rilevare il 30-35% da Finmeccanica, per un valore tra i 350 e i 450 milioni. Alla società della difesa potrebbe rimanere un 20-25%, la Doosan potrebbe entrare nell’Ansaldo comprando la quota del 45% posseduta dal fondo americano First Reserve.
Quest’operazione richiederebbe anche la disponibilità di Doosan a fidarsi del governo italiano. Perché i coreani dovrebbero versare una somma importante (si stima tra 540 e 600 milioni) senza avere la maggioranza di una società che resterebbe controllata da due entità riferibili allo Stato italiano. Già all’inizio del 2012 Pansa, quando era solo direttore generale, aveva lavorato per coinvolgere Cdp-Fsi nell’operazione Energia. Poi spuntò Siemens con un’offerta che l’allora numero uno Giuseppe Orsi era pronto ad accettare se avesse avuto il via libera del governo Monti. Ora Pansa tenta di rinverdire quella pista. Sarebbe una partita di giro, i soldi passerebbero da una società pubblica a un’altra per salvaguardare un presidio italiano nell’Ansaldo e dare una sforbiciata ai debiti di Finmeccanica.
Non è passato inosservato l’intervento di Cdp a favore dell’Enel. Come ha rivelato ieri Il Sole 24 Ore, la Cdp ha sottoscritto 250 milioni, pari a un quinto, del prestito obbligazionario ibrido emesso dall’Enel, con durata di 60 anni. In ambienti finanziari c’è chi assimila l’operazione a un aumento di capitale mascherato. Se la Cdp ha trovato i soldi per l’Enel, avrà le risorse anche per Finmeccanica?
Nella semestrale di Finmeccanica, approvata dal cda a fine luglio, Pansa presenta per la prima volta i conti del gruppo divisi in due settori, rievocando la separazione ipotizzata qualche anno fa tra Finmeccanica1 e Finmeccanica2, per mostrare che conviene concentrarsi nell’«aerospazio e difesa». Questo comparto, con 6.762 milioni di ricavi e un utile operativo (Ebita) di 460 milioni, ha una redditività sui ricavi (Ros) superiore all’«energia e trasporti» (inclusa la Fata): il 6,8% contro lo 0,6% delle attività che Pansa intende dismettere (Finmeccanica2). I conti sarebbero molto diversi però se dalla Finmeccanica2 si escludesse AnsaldoBreda, che perde circa 300 milioni all’anno.

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