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Ansaldo, baluardo Cdp contro coreani e giapponesi

MILANO — A crederci è soprattutto il mercato. Ieri, a Piazza Affari, il titolo Finmeccanica è stato uno dei migliori con un rialzo di oltre il 4 per cento. E non avrebbe potuto essere diversamente, dopo la conferma da parte dell’amministratore delegato Alessandro Pansa delle indiscrezioni pubblicate nel fine settimana.
Durante un incontro con i sindacati, il manager da poco più di un anno alla guida della società controllata dal Tesoro, ha ribadito l’interessamento di alcuni gruppi stranieri per gli asset civili di Finmeccanica. «Siamo in una fase molto avanzata della trattativa per Ansaldo Energia», avrebbe riferito Pansa ai rappresentanti degli oltre 67mila lavoratori del gruppo. Per poi aggiungere che ci sarebbe un gruppo molto interessato anche ad Ansaldo Breda e Ansaldo Sts.
Ma di chi si tratta? Per la società genovese, tra i leader mondiali nella progettazione e realizzazione di centrali elettriche, è interessato il gruppo coreano Doosan, desideroso di entrare nel mercato europeo e mediorientale dell’energia sfruttando le competenze e il marchio Ansaldo. Una offerta, quella dei coreani, che avrebbe battuto la concorrenza del gruppo tedesco Siemens, contro cui si sono schierati anche i manager della società ligure.
Per le due controllate del settore trasporti – Ansaldo Breda e Ansaldo Sts – l’interessamento arriva dal Giappone: il gruppo Hitachi Rail vorrebbe entrare nel ricco mercato dell’alta velocità ferroviario del Vecchio Continente. Anche in questo caso, però, il management di Sts – unica tra le società coinvolte a essere quotata a Piazza Affari – preferirebbe una soluzione con General Electric, non fosse altro perchè la multinazionale americana ha già dato dimostrazione, con l’acquisizione del Nuovo Pignone e più di recente con Avio, di assicurare con investimenti continui la crescita industriale delle sue controllate. Hitachi, però, si accollerebbe anche Ansaldo Breda, una zavorra da oltre 300 milioni di perdite che incide non poco sui conti di Finmeccanica.
Se ne potrebbe sapere qualcosa di più domani, quando è previsto un consiglio di amministrazione di Finmeccanica in cui si farà il punto delle trattative in corso. Ma non solo con i due colossi asiatici. Continuano, infatti, le pressioni politiche sulla Cassa depositi Prestiti perché giochi un ruolo di primo piano nella vicenda. La Cdp starebbe lavorando a varie ipotesi. Una minimale, per cui il Fondo Strategico della Cdp prenda una quota delle tre società per garantire l’italianità delle aziende. L’altra, più ambiziosa è sostenuta dalla componente Pd del governo, come ha fatto capire una intervista televisiva il responsabile dell’Economia del partito, Stefano Fassina. E prevede il passaggio delle tre aziende sotto Fintecna, la holding che controlla già il 100 per cento di Fincantieri.
Ieri sul tema è intervenuto il presidente di Cdp, Franco Bassanini, che ha fatto capire di preferire la prima soluzione: «Siamo una società con missione pubblica che utilizza risorse private. Il risparmio postale è la maggior fonte della nostra provvista, dobbiamo gestirlo oculatamente e questo fa si che molte cose che governo e parlamento ci chiedono non le possiamo fare e dobbiamo dire di no».

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