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Annuncio shock della Spagna “Non abbiamo più un soldo”

ROMA — Annuncio shock del ministro del Bilancio spagnolo, Cristobal Montoro: «La Spagna non ha un soldo in cassa per pagare i servizi pubblici. Se la Bce non avesse comprato i titoli di Stato il paese sarebbe fallito». E da quel momento — sono le 10 del mattino — sui mercati è il finimondo. Complice un’asta da quasi 3 miliardi collocata con tassi in rialzo, subito lo spread tra bonos e bund s’impenna fino a quota 580; il rendimento vola oltre la soglia critica del 7%. Torna la paura di un contagio.
Il ministro tedesco Wolfgang Schaueble, parlando al Bundestag che deve votare proprio gli aiuti a Madrid, avverte: «La situazione delle banche spagnole è un rischio potenziale per gli altri paesi se non si interviene velocemente ». Il collega italiano Vittorio Grilli, invece, minimizza: «Rischiocontagio? Non mi sembra che la situazione sia cambiata rispetto ai giorni scorsi». Certo, «la sfida è grave», ma l’Italia «ha le carte in regola per poterla superare». Fitch pare pensarla nello stesso modo: l’agenzia benedice la riforma del lavoro e delle pensioni e conferma il rating: «A-», questo il punteggio, ma con outlook negativo.
Sono ore concitate. I ministri si tengono in stretto contatto. Oggi si riuniranno in teleconferenza proprio per dare il sì definitivo agli aiuti (fino a 100 miliardi) destinati alle banche spagnole in crisi. La Ue chiarisce che i denari hanno solo questo scopo. Qualora tuttavia il governo Rajoy decidesse un utilizzo diverso di parte dei fondi, come risulterebbe dalle intese, Madrid dovrà negoziare un nuovo memorandum. Schaeuble puntualizza: garante di questi aiuti è «lo stato spagnolo». Il ministro sollecita anche un organo Ue per la vigilanza bancaria.
Alla fine, nonostante i timori del Cancelliere Merkel, la Germania dà parere favorevole. Nelle stesse ore, sia pure con importanti defezioni nel Pdl, arriva pure il via libera dell’Italia al fiscal compact e all’Esm, il fondo salva-stati permanente. Fitch guarda anche a questi sì nel confermare il suo rating, che riflette «l’impegno dimostrato dal governo a ridurre il deficit e il debito». Le prospettive negative invece sono dovute «all’incertezza politica nel mediotermine, soprattutto rispetto al completamento delle riforme strutturali necessarie». Il tutto mentre la Bce accetta il lussemburghese Mersch come nuovo membro del direttorio e il Parlamento francese dà il suo ok alla tassa sulle transazioni finanziarie voluta dall’ex presidente Sarkozy: si applicherà all’acquisto di tutti i titoli emessi da aziende con sede in Francia e capitalizzazione di Borsa superiore a un miliardo. Parigi conduce un’asta da quasi 9 miliardi, con mini — rendimento dello 0,86%.
Le Borse reagiscono al caso Spagna. Nonostante i dati Usa (più sussidi alla disoccupazione e un calo del superindice), sono tutte positive, perfino Madrid. Milano guadagna lo 0,53%. Ma in Italia lo spread tra i Btp e il bund, pur se in calo, resta a quota 478, con il rendimento del Btp decennale al 6%. Almeno 300 punti «ingiustificati », secondo la Confindustria che costano lo 0,9% del Pil e «bruciano « 140 mila posti di lavoro. Il presidente Squinzi commenta: davanti alla speculazione «siamo quasi tutti a rischio default».

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