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L’annullamento di un matrimonio richiesto da un terzo dopo il decesso di uno dei coniugi è compatibile col diritto comunitario. Lo ha stabilito ieri la Corte di giustizia europea, che con sentenza nella causa C-294/15, ha ribadito che «il regolamento dell’Unione relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilita genitoriale si applica, indipendentemente dal tipo di autorita giurisdizionale, segnatamente, alle materie civili relative al divorzio, alla separazione personale e all’annullamento del matrimonio». La Corte di giustizia europea fa riferimento al Regolamento Ue 2201/2003, che ha abrogato il precedente Regolamento 1347/2000. E che ha tra le materie rientranti nel suo ambito di applicazione anche l’annullamento del matrimonio, senza fare distinzioni a seconda della data di proposizione di tale azione rispetto al decesso di uno dei coniugi o dell’identità della persona autorizzata a rivolgersi ad un giudice con un’azione del genere. Inoltre l’annullamento da parte di terzi non compare tra le materie esplicitamente escluse dall’ambito di applicazione del regolamento stesso. La Corte ha fatto notare che «escludere un’azione di annullamento di matrimonio dall’ambito di applicazione del regolamento potrebbe aumentare la mancanza di certezza del diritto collegata all’assenza di un quadro regolatore uniforme in materia». I giudici di Lussemburgo hanno anche precisato che «le questioni relative a tali materie rientrano nella competenza dei giudici dello Stato membro in cui si trova o la residenza abituale dell’attore se questi vi ha risieduto per almeno un anno immediatamente prima della domanda, oppure sempre la residenza abituale dell’attore ma se vi ha risieduto per almeno sei mesi immediatamente prima della domanda ed è anche cittadino dello Stato membro stesso. Perciò non esiste motivo per privare un terzo che abbia proposto azione di annullamento della possibilità di avvalersi di regole uniformi di conflitto previste dal regolamento». Ad ogni modo la Corte, come previsto nei casi di rinvio pregiudiziale, non ha risolto la controversia nazionale. Spetterà al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte.

Paolo Bozzacchi

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