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Nuovo anno di pulizie in banca Cessioni da 25 miliardi al via

Dopo le pulizie di fine anno le banche italiane fanno quelle di inizio anno: un’altra fetta di crediti deteriorati – fino a 25 miliardi già pronti – uscirà dai loro bilanci per ridurne i rischi finanziari. La parte maggiore, che riguarderà sofferenze tra 10 e 15 miliardi, la farà Intesa Sanpaolo, che da settimane – anche pressata dalla vigilanza – prepara il cambio di strategia rispetto alla cura interna dei prestiti adottata finora. La trattativa è con il colosso svedese Lindorff/ Intrum Justitia, interessato alla maggioranza della piattaforma di gestione sofferenze già scorporata nella Capital light bank. Secondo fonti di mercato il negoziato procede, con esclusiva fino a marzo, su un 51% della piattaforma valutata circa mezzo miliardo, e si cerca la quadra su due elementi: la quantità di sofferenze da vendere con la piattaforma ( tra 10 e 15 miliardi: fa differenza, perché tra valore contabile netto e prezzo di mercato la perdita stimata è attorno al 20%); e l’ammontare delle sue sofferenze presenti e future che la banca darà da gestire al compratore.
La banca guidata da Carlo Messina, pur tra le più solide in Europa per patrimonio, ha ancora 56 miliardi di crediti deteriorati: massa che potrebbe minarne la redditività in caso di nuove recessioni. «Accelerare la riduzione del monte di non performing loans credo sia una priorità a prescindere da qualunque metodo venga usato » , ha detto ieri Messina.
Uno degli incentivi che il management di Intesa valuta è il principio contabile Ifrs 9, in vigore dal 1° gennaio e che impone svalutazioni non solo sulle perdite passate, ma anche su quelle presunte in futuro. Questa zeppa, che il mercato stima costi sui 30 punti base di patrimonio ai grandi istituti, porta però il vantaggio di far passare direttamente a patrimonio le perdite da stralci di crediti, e di poterle spalmare su cinque anni. « Vediamo molto interesse tra gli istituti a sfruttare Ifrs 9 per accelerare lo smaltimento di sofferenze e incagli » dice Luca Penna, partner di Bain che è consulente strategico di più banche sul tema. Le nuove regole – e relativi benefici – valgono anche in caso si svaluti in vista della vendita: per questo Ifrs 9 è allo studio di molti banchieri italiani e sarà molto usato nel primo semestre 2018. Banco Bpm ha già detto che studia una cartolarizzazione da 3 miliardi con garanzia statale (potrebbero salire a 5 stando a fonti di mercato); Bper ne prepara per 3 miliardi; Unicredit ha nei piani almeno 4 miliardi di ulteriori cessioni; Carige stima di liberarsi di altri 0,5 miliardi. E nuovi seguiranno: anche perché nelle capitali europee non c’è più discussione sul fatto che per completare l’Unione bancaria sia necessario rialzare la qualità degli attivi bancari italiani (e greci e portoghesi). L’obiettivo è il 5% di rapporto tra attivi e crediti difficili, cui la Bce vuole allineare le banche entro il 2023, passando per l’intermedio 10% al 2019. L’Italia, malgrado i 72 miliardi di euro di sofferenze venduti nel 2017, è lontana: l’indice di settore ( dati Eba su settembre 2017) è all’ 11,8%, contro una media Ue del 4,2%. Se n’è parlato ieri a Roma, nella riunione tra Danièle Nouy, che guida la vigilanza Bce, e i vertici di Bankitalia, poi di Abi e delle maggiori banche. «Scambio molto costruttivo e utile su addendum Bce, strategie per la gestione degli Npl, modelli interni e stress test » , riporta una nota di Banca d’Italia. Di costruttivo, meglio di negoziabile, c’è solo il percorso per allinearsi nei tempi all’Europa: arduo compito per governo, parlamentari e Abi, che ieri ha designato il presidente Antonio Patuelli per un terzo mandato biennale.

Andrea Greco

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