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Sei anni a Formigoni concorso in corruzione “Per lui tangenti e regali”

È una storia di tangenti che è durata 18 anni quella che è raccontata dalla sentenza emessa ieri mattina dal Tribunale di Milano. Il tempo della lunga carriera da governatore della Lombardia di Roberto Formigoni, assolto dall’accusa più pesante di associazione a delinquere, condannato a 6 anni per concorso in corruzione e altrettanti di interdizione dai pubblici uffici, oltre ad una confisca di beni per 6,6 milioni.
Perché quello che ha stabilito ieri la decima sezione penale del Tribunale (presidente Gaetano La Rocca, giudici a latere Angela Laura Minerva e Marco Formentin), è che l’ex esponente di Forza Italia oggi senatore dell’Udc, in cambio dell’erogazione di fondi pubblici a strutture convenzionate – il centro di riabilitazione Maugeri e l’ospedale San Raffaele – avrebbe chiesto tangenti. Mai lui direttamente, ma i suoi prestanome: Pierangelo Daccò – 9 anni e due mesi di carcere – e l’ex assessore regionale alla Sanità, Antonio Simone – 8 anni e 8 mesi -. A Formigoni, da questa triangolazione, sarebbero arrivati più di 8 milioni di «utilità». Cosa? Vacanze su yacht ai Caraibi tutte pagate, contributi elettorali e perfino il ristorante stellato Sadler, dove il governatore della Lombardia arrivava, si sedeva in una saletta privata, cenava «prediligeva sempre champagne», ha ricordato agli investigatori lo chef -, poi usciva non preoccupandosi mai del conto. «Passava Daccò a saldare», ha messo a verbale Sadler.
Le analisi dei conti di Formigoni effettuate dalla guardia di finanza, hanno permesso di scoprire come per anni il Celeste non abbia mai toccato il suo stipendio da politico.
La procura, con i pm Laura Pedio e Antonio Pastore, aveva chiesto nove anni per Formigoni, prospettando al Tribunale uno scenario più complesso. Con delibere fatte ad hoc dai collaboratori storici in regione Lombardia, come l’ex segretario generale Nicola Sanese, o l’ex direttore generale della Sanità, Carlo Lucchina. Entrambi – difesi rispettivamente da Guido Alleva e Fabrizio Gobbi – sono però stati assolti. Dei dieci imputati, sono stati condannati l’ex amministratore generale della Maugeri, Costantino Passerino, a 7 anni e l’imprenditore Carlo Farina, a 3 anni e 4 mesi. Assolta dall’accusa di riciclaggio l’ex moglie di Simone, Carla Vites (avvocato Fabio Palazzo), Maria Massei (avvocato Franco Rossi Galante) e Alberto Perego, fedelissimo del governatore, difeso dal legale-Vanniceola.
Quale sia stato il ragionamento della Corte, lo si scoprirà tra novanta giorni, con il deposito delle motivazioni.

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