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Anm, no allo sciopero contro il governo ma le toghe si dividono

Brutta botta per il governo dell’Anm. Sulla famosa legge Renzi-Orlando, che ha inasprito le regole della responsabilità civile, non passa lo sciopero tout court, o in alternativa lo sciopero bianco (niente udienza se manca il personale), chiesto dalle correnti di destra e più “anti-correnti” delle toghe, che stanno all’opposizione. Finisce con 1.212 voti contro 756, da una parte i moderati di Unicost, che esprimono il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, e la sinistra di Area (Md e Movimento giustizia) cui fa capo il segretario Maurizio Carbone. Dall’altra Magistratura indipendente, la neonata Autonomia e indipendenza di Davigo, la barricadera Proposta B, e Carlo Fucci. Un insieme di voti che non rispecchia gli effettivi partecipanti all’assemblea generale in Cassazione, non più di 300, richiesta con 1.400 firme da Mi. Molte deleghe, forse troppe, con l’effetto di un’aula vuota e di un dibattito rotto da applausi soprattutto alla parola “sciopero”.
Non solo: Area, Md in particolare, subisce anche una contestazione interna. Si gioca tutto su un aggettivo, se la sospensione dalle udienze debba essere «dimostrativa» oppure effettiva. Area e Unicost sono per una sospensione solo «dimostrativa » che si farà il 22, 23 e 24 giugno. Il giudice civile va in udienza, vede che non c’è il cancelliere e rinvia. Mi e soci non sono d’accordo, vogliono, per i primi giorni di luglio, una settimana di effettivo stop alle «indebite supplenze dei magistrati». Dentro Md si apre la protesta perché toghe di Napoli come Monica Amirante chiedono di eliminare la sospensione «dimostrativa », la vogliono effettiva. L’ipotesi non passa. Maurizio Carbone spiega però che «una sospensione così sarebbe di fatto uno sciopero, che il codice di autoregolamentazione vieta».
Non vola alto questa assemblea dell’Anm. Arriva a una settimana dai fatti di Milano, si tiene anche se proprio da Milano era giunta una richiesta di rinvio. Sabelli apre i lavori ricordando quei tre morti assurdi, ma il dibattito precipita sui “carichi esigibili”, il mansionario del magistrato che il Csm dovrebbe rivedere. Inutilmente una toga come Luca Poniz, pm a Milano, ricorda le parole di Mattarella, «le uniche chiare», quel «basta attacchi alla magistratura ». Con suggestione racconta di come piazza Duomo, il giorno dei funerali, fosse vuota, segno del «gelo della gente e di una città che non si è stretta intorno alla giurisdizione». Segnali sinistri per i giudici. Tant’è che proprio le toghe milanesi propongono di riprendere pari pari il loro documento e di votarlo così. Un segnale, anche questo. Su cui insiste Anna Canepa, la segretaria di Md, che alla fine, di fronte al rifiuto, ammette che quella di oggi «non è stata una pagina bellissima».
Sul fronte opposto il segretario di Mi Antonello Racanelli, «un uomo di Cosimo Ferri che sta al governo» ricordano criticamente quelli della sinistra, considera il risultato «una vittoria » per i consensi e perché la sinistra si è spaccata. Insiste sullo sciopero tradizionale. Dalle sue parole pare quasi che ipotizzi una spallata alla maggioranza dell’Anm, «che ha il timore di qualsiasi iniziativa forte contro il governo». Andrea Reale di Proposta B gli fornisce la pezza d’appoggio politica perché «il governo di sinistra sta facendo quello che voleva Berlusconi». Il fronte delle toghe storiche di Md, Ezia Maccora, Giovanni Diotallevi, Nello Rossi, reagisce con un aristocratico sconcerto contro «questi irresponsabili». Ma la spaccatura dell’Anm è nei fatti.
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