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Ania: la ripresa lenta pesa sui premi

di Riccardo Sabbatini

L'industria italiana delle polizze è solida patrimonialmente, ha superato gli stress test dei regulator europei meglio di altre, ma soffre le conseguenze di un paese che non cresce e che trascina troppo a lungo i suoi problemi. Nel 2011 la raccolta dei premi assicurativi dovrebbe flettere del 4,5% (trascinata dalla discesa del settore vita) a causa, appunto, del rallentamento dell'economia. Ed i problemi che si trascinano nell'industria delle polizze si chiamano soprattutto Rc auto che nel 2010 ha contribuito in gran parte alle perdite (700 milioni) del settore mentre continua a gravare gli automobilisti con nuovi rincari di prezzi (4-5% atteso nell'anno in corso dopo quelli, della stessa entità, registrati nel 2010). Sono le cifre contenute nell'ultimo rapporto dell'Ania, l'associazione delle compagnie, che ieri ha tenuto a Roma la sua assemblea annuale. L'ultima, presieduta da Fabio Cerchiai che per nove anni ha guidato la lobby degli assicuratori e che sta per passare il testimone – avverrà a fine anno – al vice direttore delle Generali Aldo Minucci, unanimamente indicato nei sondaggi come il nuovo presidente. «Le assicurazioni – è il messaggio che Cerchiai ha consegnato idealmente ai suo successore – sono chiamate ad un ruolo di grande responsabilità sociale, offrire sostegno allo sviluppo del paese. Il nostro auspicio è quello di addivenire a riforme profonde e condivise, attraverso un ripensamento del ruolo dello stato. Quest'ultimo indichi le priorità, tuteli il bene pubblico eserciti le funzioni di regolatore, coinvolga sempre più il settore privato e il mercato nell'offerta di servizi».

Nel candidarsi come protagonisti del welfare state del futuro le compagnie mettono in campo la loro esperienza ed anche la loro forza di soggetti economici (cui fanno capo investimenti per oltre 500 miliardi)

Tra i tanti numeri diffusi ieri all'assemblea dell'Ania quelli che mancano riguardano proprio i risultati degli stress test condotti dall'autorità europea Eiopa e di cui lunedì sono stati forniti i dati aggregati (quelli relativi ai singoli paesi sono stati segretati). Una lacuna colmata dalle rassicurazioni dello stesso presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini, intervenuto nel dibattito. L'Italia – ha detto – è «ampiamente sopra la media Ue. I nostri dati sembrano confortanti comunque non si può abbassare la guardia». Il presidente dell'Isvap ha ricordato che «i dati al 31 maggio del portafoglio delle compagnie relativi all'equilibrio tra plusvalenze e minusvalenze indicano una plusvalenza di circa un miliardo. Questo è molto importante e ci fa stare relativamente tranquilli. Il dato va confrontato con la minusvalenza di 10 miliardi dell'ottobre 2008 e la plusvalenza di 14,8 miliardi del settembre 2009».

Nell'immediato le attenzioni degli assicuratori riguardano però la Rc auto. Anche nel 2010, nonostante gli aumenti tariffari, per ogni 100 euro incassati gli assicuratori ne hanno spesi 106. Le cause del problema si conoscono (frodi, bonus-malus che non funziona, una percentuale di danni fisici per incidenti circa doppia a quella europea) richiedono soluzioni normative su cui – sostengono le compagnie – il legislatore o il governo continuano a latitare. O quando intervengono non lo fanno in modo adeguato. Come nel caso dell'agenzia antifrode, oggetto di un provvedimento approvato in questi giorni alla Camera. Per i il sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia è il frutto di un «ottimo lavoro». Per Cerchiai, invece, rischia di essere creato un ennesimo «organismo burocratico».

 

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