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Angeloni: crisi bancarie, strumenti europei efficaci

I nuovi strumenti europei di gestione delle crisi bancarie utilizzati nelle ultime settimane in Spagna e in Italia si sono dimostrati efficaci e tempestivi. Il sistema «può essere ulteriormente migliorato» ma non può certamente essere additato come «fattore di instabilità» o, peggio, di «facilitare crisi di fiducia dei depositanti e contagio tra banche più deboli a banche più solide». È quanto ha sostenuto ieri in Senato Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di vigilanza della Bce, nel corso del ciclo di audizioni in corso alla Commissione Finanze sulla cosiddetta “fase ascendente” del processo di aggiornamento dei regolamenti e delle direttive europee in tema di requisiti di capitale (Crd e Crr) nonchè di risanamento e risoluzione (Brrd e Srmr).
L’Unione bancaria non verrà indebolita dall’applicazione delle norme sulla gestione delle crisi, ha spiegato Angeloni facendo esplicito riferimento alla liquidazione delle due banche venete attivata domenica scorsa. Nessuna regola è stata aggirata o scavalcata, ha detto Angeloni, «ma se questa è stata la percezione va presa in seria considerazione». Nei suoi primi tre anni di vita l’Unione, entrata in vigore prima della Brrd, ha «favorito un rafforzamento qualitativo della vigilanza e promosso standard più rigorosi, trasparenti e coerenti a livello internazionale». In questa prospettiva le revisioni in corso da parte della Commissione Ue rappresentano «un appuntamento importante, da non mancare, per progredire ulteriormente».
A prescindere dall’efficacia della vigilanza, non si potranno mai escludere del tutto debolezze e dissesti bancari – ha poi aggiunto Angeloni – indicando una strada per evitare i rischi di instabilità che l’applicazione del bail in o del burden sharing possono innescare: le banche dovrebbero impegnarsi a ricollocare titoli “bailinabili” dai clienti retail a investitori professionali. Soprattutto in Italia, dove l’ammontare di bond bancari di questa natura sono notevoli. Rispondendo alle domande sull’ipotesi, avanzata dal presidente della Consob Giuseppe Vegas in una precedente audizione, di escludere dal bail in le obbligazioni retail sotto i 100mila euro, Angeloni ha detto che ne andrebbe «verificata la coerenza con le regole Ue. Noi – ha spiegato – vorremmo invece realizzare una “depositor preference” giustificata dal fatto che i depositi hanno un ruolo particolare, vediamo semmai una gerarchia di tipo diverso». Secondo l’esponente della Bce «un regime preferenziale generalizzato per tutti i depositanti contribuirebbe a rafforzare l’efficacia del bail in consentendone l’applicazione ad altri strumenti di debito prima dei depositi. Si ridurrebbe così il rischio di contagio connesso al bail in di questi ultimi».

Davide Colombo

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