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Berkeley a Milano con un vivaio di start up. Le mosse di Lendlease

E adesso a Milano arriverà anche l’Università di Berkeley per costruire un ponte con la Silicon Valley. Per il suo sbarco in Italia ha scelto infatti il Mind di Milano (l’area dove si è tenuta l’Expo 2015). Obiettivo, sostenere le startup italiane del futuro e le altre aziende che puntano su digitale e innovazione. Berkeley arriverà attraverso Skydeck, il suo acceleratore che avrà a Milano la sua sede europea, anche per attrarre i capitali dalle altre nazioni.

Ma non solo. Il Mind terrà a battesimo anche un fondo di social impact. E avvierà poi un nuovo round di raccolta di capitali — questa volta di matrice più italiana — che andranno convogliati sul Milano innovation district per arrivare a coprire quei quasi 5 miliardi di euro che Lendlease ha scommesso tra l’ex Area Expo e Santa Giulia. Il gettone di maggior valore puntato dal gruppo nell’Unione europea.

È fitta l’agenda di Andrea Ruckstuhl, 50 anni, comasco, il manager che guida l’Italia e i mercati dell’Europa continentale di Lendlease, l’investitore specializzato nella rigenerazione delle città, che adesso deve aggiungere carburante al progetto milanese. «Il compito di Lendlease — dice — è creare un’infrastruttura per l’innovazione e darne una dimensione urbana».

Radici in Australia, la piattaforma di investimenti guarda alle aree metropolitane che si candidano a crescere. Quindi, un po’ meno New York — se non decide di reinventarsi — o San Francisco, e più città come Milano e Toronto, metropoli in fase di trasformazione. E il futuro di queste città passa in particolare dalla rigenerazione delle periferie e dalla tecnologia. Al Mind stanno infatti sorgendo le sedi dell’Università degli Studi di Milano, Human Technopole, Istituto Galeazzi e della Fondazione Triulza

«La città sta vivendo un cambio di passo e si candida con Mind a diventare capitale europea dell’innovazione nelle scienze della vita e nelle città del futuro. Con questo progetto possiamo dare un’infrastruttura all’opportunità, dice Ruckstuhl che guarda al progetto con una prospettiva diversa —. Si tratta di aiutare giovani e startupper e tante imprese a svilupparsi e crescere. Vogliamo creare un’infrastruttura per l’Economia della conoscenza che può diventare centro d’attrazione di capitali e intercettare i fondi del Pnrr».

Con lo stesso spirito Lendlease sta realizzando tre progetti di urbanizzazione a San Jose, Sunnyvale and Mountain View negli Stati Uniti insieme a Google, con l’intenzione di trasformarle in comunità che tengono assieme uffici, residenziale, alberghi, negozi e centri per l’innovazione. Questi progetti hanno un valore di sviluppo di circa 15 miliardi di dollari. Proprio oggi arriva a Milano Tony Lombardo, dalla scorsa estate ceo mondiale del gruppo quotato a Sidney dove capitalizza 5 miliardi di dollari. Incontrerà investitori locali, esponenti dl governo e i vertici delle amministrazioni pubbliche lombarde, nonché i partner di Lendlease impegnati a Milano nella realizzazione di Mind e nello sviluppo di Milano Santa Giulia. «Parleremo di transizione ecologica e innovazione digitale. Sarà l’occasione per mostrare alla politica e agli investitori che da tempo ci osservano i passi da gigante che abbiamo fatto». Ma anche per aprire alla nuova fase dei progetti e sondare banche, casse previdenziali e altri enti italiani che vogliono partecipare a un viaggio che ormai è partito.

Alla fine siete immobiliaristi…

«Questa definizione non ci rappresenta. Il modello Lendlease è complesso: la società prende il rischio con capitale iniziale proprio e lo fa attraverso partnership pubblico-private che fanno da collante con il territorio. Conduce i progetti alla fase di maturazione fino a creare addirittura un prodotto di investimento che portiamo a chi vuole partecipare».

Quanto avete investito?

«Su Mind per ora abbiamo investito direttamente circa 200 milioni, altri 200 sono arrivati dal Canada Pension Plan Investment Board da indirizzare sull’area West Gate che idealmente diventerà una meta per ricercatori, residenti e lavoratori. Senza dimenticare che Psp Investments ha già puntato 125 milioni sulla riqualificazione di Santa Giulia e noi abbiamo fatto altrettanto. Quindi, prima ci siamo rivolti a investitori internazionali che già conoscono questi settori. Ora apriamo a istituzionali italiani che si sentono rassicurati dalla presenza di altri investitori più ‘esperti. La nostra idea è sbloccare le opportunità e attrarre capitale internazionale a Milano. Uno dei motivi per cui le amministrazioni locali sono interessate a un nostro coinvolgimento è proprio per la capacità, non solo di offrire soluzioni per lo sviluppo e la rigenerazione urbana, ma anche di attrarre liquidità. Il Mind innovation district è una partnership pubblico privata tra Arexpo e Lendlease che darà vita a un distretto dell’innovazione dove convergeranno le nuove frontiere della tecnologia e delle bio scienze, un’area urbana pensata a misura d’uomo».

Come funziona la raccolta di capitali?

«Faccio l’esempio di Singapore. Nella città abbiamo lanciato e quotato un fondo dedicato al real estate a Milano, ce lo chiedevano da tempo gli investitori locali che hanno sottoscritto uno dei nostri fondi italiani. A maggio è infatti stata autorizzata la sgr di Lendlease che gestisce tre fondi che investiranno nello sviluppo di Mind e Santa Giulia».

In genere gli investitori esteri si lamentano per l’eccesso di burocrazia in Italia.

«Innanzitutto non abbiamo un Paese come meta, ma una città e la sua crescita in un orizzonte europeo. I nostri investitori internazionali ci chiedono di venire in Italia perché cercano opportunità da sbloccare, cosa che loro non possono fare. La burocrazia e la politica sono complicati ovunque. Crediamo di avere le competenze per superare la complessità. Santa Giulia e il Mind sono progetti di rigenerazione ma hanno anche un’enorme importanza strategica per Milano e l’Italia. La politica, soprattutto locale, ora comincia a capire che non si tratta più di una questione di costruzioni e mattoni, ma di come usare le città per riflettere un cambio positivo per il futuro. Noi diventiamo per loro una garanzia della sostenibilità dell’investimento».

Università, Human Technopole, l’Ospedale Galeazzi. E i privati?

«Abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse da oltre cento aziende che vogliono entrare nel progetto, trasferendo gli uffici, portando team di ricerca o progetti di innovazioni che troveranno in Mind il loro mercato. Entro l’anno si trasferirà AstraZeneca, arriveranno Rold e Bio4dreams, incubatore di startup nelle scienze della vita. Altre 34 realtà hanno aderito a Federated Innovation, l’alleanza per lo sviluppo di progetti di innovazione che vedrà in Mind il luogo fisico per lo scambio e la contaminazione tra persone e idee. Parliamo di energia, biotech, robotica, fintech, agri-food, mobilità green e logistica».

Social impact e sostenibilità, quali i progetti?

«Siamo anchor investor di Impact Alliance, che ha un target di raccolta di 100 milioni. Perché avanguardia e innovazione per essere sostenibili non possono lasciare indietro nessuno. Si devono aiutare le imprese rimaste indietro nel percorso. Sulla sostenibilità abbiamo definito una road map che ci porterà a perseguire l’obiettivo di ridurre allo zero assoluto le emissioni di CO2 entro il 2040 su tutto quanto abbiamo costruito e coinvolgerà tutta la filiera».

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