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Dove andare a caccia in Europa e nel mondo  

Nei primi cinque mesi di quest’anno gli indici di Borsa hanno sperimentato perdite piuttosto pronunciate fino a metà febbraio: da allora c’è stato un recupero che però non è stato sufficiente a riportare in positivo il bilancio quadrimestrale. A pagarne le conseguenze maggiori sono state soprattutto le piazze finanziarie europee (indice Stoxx 600: meno 4,4%), e giapponese (indice Nikkei 225: meno 11,6%).

Tuttavia alcuni fondi azionari hanno chiuso il primo quadrimestre in positivo, con risultati compresi fra il 4 e il 10%, a conferma di come la gestione attiva e la capacità di selezionare aree geografiche e settori può fare la differenza anche in un contesto difficile come quello attuale. Ma dove sarà possibile trovare valore nei prossimi 6-12 mesi?

La divisioneSecondo Richard Turnill, global chief investment strategist di BlackRock, i consumi americani e il settore abitativo restano solidi e la crescita appare in via di stabilizzazione. Elementi che giustificano un suo giudizio positivo su Wall Street nonostante i margini di crescita dei profitti aziendali e dei dividendi siano ora piuttosto limitati. Valutazioni positive pure sull’Europa in virtù di valutazioni ragionevoli e della politica espansiva della Bce, ma con rischi che persistono per la crescita debole, un sistema bancario sotto stress e il referendum sulla Brexit. Turnill, invece, mantiene un giudizio neutrale su Giappone, mercati emergenti e Asia. Su quest’ultimo versante persistono le sfide strutturali come il debito: Turnill, però vede valore per gli investitori a lungo termine mentre nel breve un dollaro stabile potrebbe essere positivo per i listini dei paesi in via di sviluppo. A Tokyo, invece, lo strategist di BlackRock nota valutazioni attraenti e la possibilità di un miglioramento della governance aziendale, ma le riforme strutturali sono lente e la Bank of Japan potrebbe non riuscire più a pilotare al ribasso lo yen.

Le proiezioniQuesta prudenza sul Giappone è condivisa da Christophe Bernard,chief strategist di Vontobel, che rivela di aver portato a neutrale (rispetto al benchmark) l’esposizione alle azioni di Tokio in portafoglio ponendo fine a un impegno forte durato tre anni e mezzo. Gli esperti di Goldman Sachs am (Gsam) sono, invece, positivi sui mercati emergenti in quanto capaci, secondo loro, di abbinare rendimento e diversificazione.

«Crediamo che i motivi di crescita a lungo termine, trainati dal trend demografico e dai progressi tecnologici, dovrebbero incrementare i rendimenti delle attività dei mercati emergenti a prescindere dal rallentamento della Cina», fanno sapere da Gsam. che, infatti, sovrappesa l’azionario emergente che viene incluso tra le strategie alternative consigliate. Gli esperti di Gsam pensano che i mercati emergenti siano un terreno fertile per una gestione attiva vista la loro diversità e la relativa mancanza di copertura da parte delle case d’investimento. Tesi quest’ultima condivisa da Geraldine Sundstrom, responsabile del portafoglio di asset allocation Emea di Pimco, sulla base del costante miglioramento nel corso degli ultimi mesi di questi paesi. Confrontando l’Msci Emerging Markets con l’Msci All Country World index, si nota che il p/e degli emergenti è a sconto del 25% rispetto ai mercati sviluppati. Inoltre i rendimenti dei dividendi sono lievemente superiori così come i flussi di cassa (8% contro il 6%). Per queste ragioni Sundstrom ritiene che i titoli azionari siano un ottimo modo per ottenere l’esposizione sui mercati emergenti.

Infine, da Credit Suisse arriva una proposta per un nuovo tema di investimento basato sui settori di Borsa: consiglia l’esposizione a immobiliare, salute, beni di consumo ciclici e non ciclici che dovrebbero proteggere dall’incremento del costo della vita, beneficiando al tempo stesso delle ricadute di una crescita economica positiva. «Se, però, i prezzi al consumo non aumenteranno oppure se la crescita economica si indebolirà in misura sostanziale, questi titoli possono perdere», dice Joachim Klement, head of thematic research e managing director di Credit Suisse.

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