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Ancora stallo su Autostrade Più lontana la revoca ad Atlantia

ROMA — Neppure il capodelegazione grillino, Alfonso Bonafede, ha chiesto esplicitamente di procedere con la revoca. Anzi.
Se esistesse un borsino sul destino di Autostrade per l’Italia, si potrebbe dire che al tavolo del governo le quotazioni della rescissione «per gravi inadempimenti» sembrano in ribasso. In moderato rialzo la revisione della concessione mediante accordo con Aspi, che sarebbe costretta ad abbattere le tariffe, pagare indennizzi miliardari (e non solo per il crollo del ponte Morandi), garantire un piano straordinario di investimenti anche fuori dalla rete autostradale. In decisa ascesa, invece, la costituzione di una newco partecipata da soci istituzionali (Cdp e F2i), pronta a rilevare in tutto o in parte il pacchetto azionario dell’azienda controllata all’88% da Atlantia, famiglia Benetton, che si vedrebbe perciò estromessa dal capitale o in netta minoranza. Compromesso, quest’ultimo, che potrebbe soddisfare persino i 5S. E chiudere la partita, dopo quasi due anni di stallo.
Sono le tre strade, non necessariamente alternative (tranne la revoca), indicate nel dossier che la ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha illustrato ieri al vertice di maggioranza convocato dal premier per tentare una mediazione su richiesta del Pd. Che lunedì scorso ha sollecitato Conte a decidere in fretta, evitando ulteriori rinvii, prima che una bomba a orologeria di tale potenza finisca per esplodere nelle mani degli alleati.
Tocca all’inquilina del Mit aprire la riunione, rivelando ai capidelegazione l’esito dell’istruttoria che il presidente del Consiglio ha tenuto chiusa nel cassetto per cinque mesi. Inclusi gli sviluppi della trattativa proposta da Autostrade per evitare lo stop della concessione. Un punto sul quale De Micheli è chiarissima: la revoca, motivata dai «gravi inadempimenti » sul fronte della manutenzione, «è giuridicamente sostenibile » poiché fondata, al netto del crollo del Morandi, sul mancato rispetto della Convenzione Unica fra ministero e Aspi. Diverse però le cotroindicazioni: per affidare 3mila chilometri di autostrade serve una gara europea. Si impiegherebbero cioè 3-4 anni prima che il nuovo gestore possa prendere possesso dell’intero asset, nel frattempo assegnato ad Anas o a un’altra società. Che, nell’incertezza del futuro, avrebbe serie difficoltà a fare investimenti e manutenzione.
Esattamente il quesito posto da Maria Elena Boschi nelle insolite vesti di capodelegazione Iv al posto di Teresa Bellanova. «Da avvocata» si è prima espressa contro la revoca. Quindi ha chiesto: «Se dovessimo procedere mi dite che succede dal giorno dopo? Chi farà la manutenzione? E poi Autostrade è una grande azienda: davvero vogliamo mettere a rischio 13mila posti di lavoro?».
Ecco perché è apparsa subito più percorribile l’altra opzione suggerita da De Micheli: la revisione della concessione a condizioni molto meno favorevoli per il gestore. Aspi dovrà infatti garantire il taglio dei pedaggi del 5%, forti indennizzi e un piano miliardario di opere straordinarie. Misure sulle quali, spiega la ministra, i nuovi v ertici si sono mostrati possibilisti.
Iter compatibile con gli scenari disegnati appena dopo da Roberto Gualtieri. È il titolare dell’Economia a illustrare i meccanismi della newco, aperta ad attori istituzionali (Cassa Depositi e prestiti e il fondo F2i), che potrebbe rilevare fino al 70% di Autostrade, ora controllata da Atlantia, riducendo la presenza dei Benetton. Se non addirittura fuori. Lo scalpo che i 5S hanno sempre preteso. E infatti: «L’importante è che paghino per il male che hanno fatto», la chiosa del grillino Bonafede. Non del tutto convinto, ma neppure pregiudizialmente ostile a una mediazione. Che oltretutto deve fare ancora i conti con la contesa tra Atlantia e il Tesoro sul valore di Autostrade: intorno ai 12 miliardi, la stima della prima, 6 per il secondo.
A ogni modo «bisogna uscire con una soluzione unitaria e granitica dell’intera maggioranza», avverte infine Franceschini. Con Conte a precisare, da giurista, che per andare verso una cessione delle quote occorre comunque passare per un accordo. Il vertice è aggiornato «per approfondimenti». Ai presenti viene imposta la consegna del silenzio. Si rivedranno domani. Nella speranza che sia la volta buona.
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