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Ancora poche donne ai vertici

di Simona D'Alessio 

Ottima preparazione, senso di responsabilità, abnegazione nell'esercizio dell'attività. Ma anche una spiccata propensione all'organizzazione, e al lavoro di gruppo. Peccato che, al vertice degli organismi di categoria, tali doti vengano riconosciute in minima parte. È il destino delle donne avvocato italiane, attualmente il 48% del totale, però scarsamente rappresentate nella governance poiché, come rivela un'indagine effettuata lo scorso anno dalla commissione pari opportunità del Consiglio nazionale forense, coordinata da Susanna Pisano, e illustrata pochi giorni fa a Roma, durante una giornata dedicata ad approfondire la condizione delle professioniste in Europa, a livello nazionale su 2.097 consiglieri la componente «rosa» è di 519 membri.

E mano a mano che si sale di grado, la situazione peggiora: soltanto l'8% dei presidenti dei consigli degli ordini territoriali è, infatti, di sesso femminile, mentre per le cariche di segretario e tesoriere si arriva rispettivamente al 22 e al 27%; la distribuzione nella Penisola vede più donne nei ruoli apicali al Nord (65%), rispetto al resto del Paese (38% al Sud, 37% al Centro, 25% nelle Isole). Il raffronto con gli uomini è, inoltre, sconsolante se si evidenziano le disparità nelle iscrizioni alla cassa di previdenza di categoria e nei relativi redditi dichiarati: al 31 dicembre 2009, su un totale di 152.089 (fra pensionati e attivi), le legali erano 61.973, i colleghi 90.116, mentre le entrate medie delle prime nel 2008 ammontavano a 28.177 euro, quelle dei secondi si attestavano a una quota ben più alta (66.025 euro). Eppure, anche in Francia, dove negli elenchi figurano molti meno professionisti che in Italia (al 1° gennaio 2010 erano 51.758, contro i circa 230 mila nostri connazionali, ripartiti tra 179 ordini, di cui il 41% nella sola Parigi, ndr), non si assiste ad una avanzata «rosa» nelle stanze dei bottoni. Nel 2010, ha sottolineato Arianna Righi, che opera fra la capitale francese e Lucca, le avvocate rappresentavano il 51,2% degli effettivi della professione sul territorio transalpino. Negli ultimi anni, le donne hanno largamente contribuito all'aumento demografico della categoria transalpina, considerando che in particolare, dal 2002 al 2008, sono cresciute del 20%, mentre gli uomini di solo il 10%; le iscritte al prestigioso foro della città della Torre Eiffel, sono attualmente il 50,1% del totale ed è verosimile che, nel 2025, staccheranno il traguardo del 60%. Tuttavia, in seno al consiglio dell'ordine di parigino ci sono 14 donne su un totale di 42 membri, malgrado ciò una piccola vittoria sta per essere ottenuta, poiché a gennaio 2012 il presidente dell'Ordine di Parigi sarà Christiane Féral-Schul, seconda figura «rosa» ad essere eletta, dopo Dominique de la Garanderie, che aveva ottenuto il mandato nel 1996. Restando nella vicina Francia, un rapporto effettuato fra il 2006 e il 2008, ha fatto emergere un altro aspetto della marginalità delle professioniste nell'esercizio dell'attività: costituiscono oltre la metà dei collaboratori degli studi, ma soltanto il 20% ha potuto fregiarsi del titolo di socio. In buona parte dei casi, poi, chi è di sesso femminile viene «relegato» in settori meno redditizi (diritto di famiglia e dei minori, contenzioso in materia di lavoro, immigrazione ecc), soprattutto nelle grandi strutture, senza poter avere accesso, ad esempio, alle cause societarie e d'affari, da cui si ricavano, com'è noto, compensi ben più elevati.

Se, perciò, nei nostri confini ci sono evidenti disuguaglianze, anche all'estero la parità sembra lontana. La crisi economica globale, ha dichiarato Guido Alpa, presidente del Cnf, «ha aggredito la nostra professione, i cui grandi numeri provocano difficoltà di assorbimento dell'offerta di lavoro sul mercato, e questo penalizza ancor di più le donne», che soffrono di una disparità nell'accesso che rappresenta «una questione aperta». Secondo la numero uno della commissione pari opportunità del Cnf, «una prima scadenza importante è alle porte», visto che «tra gennaio e febbraio ci saranno le elezioni per il rinnovo dei consigli dell'ordine» e Pisano ha preannunciato «l'impegno nel sostegno alle candidature femminili nell'agone». Occorre, ha sostenuto Gabriella Cims, promotrice di Appello donne e media (iniziativa online nata due anni fa per migliorare l'uso dell'immagine femminile sui mezzi di informazione), «ricostruire quanto gli stereotipi dilaganti stanno lentamente, ma inesorabilmente distruggendo: la capacità di crescita individuale, la possibilità di credere che il successo per ciascuno di noi sia dietro l'angolo, a patto di impegnarsi e meritarlo». Un segnale di speranza, infine, per giovani laureate in giurisprudenza, praticanti e professioniste si è manifestato con l'insediamento del governo di Mario Monti, che ha assegnato alla napoletana Paola Severino, penalista, docente universitaria, consulente di banche e società l'incarico di ministro della giustizia. È la prima guardasigilli della storia della Repubblica. Un modello cui ispirarsi.

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